“Dalla mia finestra ho visto una coppia che passeggiava mano nella mano. Ho subito chiamato l’esercito…”.

Diciamo la verità: siamo diventati un popolo di spioni. L’assist, del resto, ce l’ha fornito questa mattina il sindaco Gozzoli che, in diretta facebook, ha dettato la linea: “Se qualcuno viola l’ordinanza non esitate a segnalarcelo”.

C’è chi non aspettava altro. Sdoganata la delazione, come cecchini dei Balcani, in tanti si sono piazzati alla finestra con il cannocchiale spianato, pronti a denunciare ogni passeggiata galeotta: “Che ci fa il ragionier Savelli in mezzo alla strada?”. “E la signora Elvira, con quell’aria sospetta, perché sta uscendo dal giardino?”.

D’accordo, à la guerre comme à la guerre, ma la spiata del vicino, per quanto giustificata dall’alibi sacrosanto della salute pubblica, crea una scissione all’interno della coscienza di ognuno. E allora come ci si regola? Ovviamente in base alla propria indole.

C’è il ligio informatore pronto a denunciare, con irreprensibile senso civico, il primo starnuto sospetto; c’è la massaia impicciona che, con l’acqua santa e il crocifisso, dà la caccia agli untori (e poi posta le foto su facebook con la scritta “Non ce la possiamo fare…”); c’è l’uomo di buon senso a cui la delazione ricorda momenti scoraggianti della storia e che, dunque, segnala solo i casi più eclatanti; e poi c’è il menefreghista ad oltranza, quello che – allergico alle rogne – farebbe spallucce anche di fronte ad un corteo di Sardine.

Dunque, come comportarsi? Fate vobis, ma forse può esservi utile il saggio aforisma di Judy Garland: “Non ho mai guardato attraverso un buco della serratura senza trovare qualcuno che stesse a sua volta guardando”.

 
 
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