Nei giorni dell’emergenza Covid-19 parlare di una raccolta fondi a favore delle prostitute potrebbe sembrare quasi blasfemo. E invece, confrontandosi con Pia Covre, storica attivista per i diritti delle sex workers, l’iniziativa “Nessuna da sola” – al di là di ogni conato moralistico – non sembra meno lodevole di altre: “Le lavoratrici del sesso – spiega – sono tra le categorie più colpite dall’emergenza di questi giorni e molte di loro, non potendo più ricevere clienti, stanno sprofondando nella povertà. Sono migliaia di ragazze, alcune del mondo transgender e lgbt, di cui nessuno parla e che, invece, non potendo contare su alcuna tutela, rischiano una pericolosa emarginazione sociale”.

Quali sono le esigenze più urgenti?

“Quello delle sex-workers è un lavoro, per natura, itinerante. Le stanziali infatti sono pochissime. La maggior parte si spostano da una città all’altra con grande frequenza, a volte anche tutte le settimane. Dopo il lockdown, molte trans e ragazze sono rimaste praticamente prigioniere in appartamenti che non sono le loro case. E, anche se non possono più ricevere clienti, devono comunque continuare a pagare affitti molto alti, altrimenti rischiano di finire in strada. C’è chi aveva qualche risparmio da parte, ma in tante ci stanno chiedendo aiuto anche perché molte di queste sono persone-ombra che non posso accedere ad alcun ammortizzatore sociale”.

E per le straniere?

“Il problema è ancora più complesso. In Italia, ad esempio, abbiamo una nutrita colonia di sex-workers brasiliane che, con il loro lavoro, mantengono in patria famiglie e figli piccoli. In questa fase la cosa migliore sarebbe l’immediato rimpatrio ma, nonostante le promesse della Farnesina, ad oggi è quasi impossibile organizzare un volo. E, comunque, anche in quel caso serviranno soldi…”.

E così avete attivato questa raccolta fondi – dal titolo “Nessuna da sola” – con la quale avete già raccolto quasi 7mila euro…

“Sono soldi che utilizzeremo per aiutare le prostitute più in difficoltà, quelle che, fino ad un mese fa, si guadagnavano faticosamente da vivere lavorando negli appartamenti o sul marciapiede. Ragazze vulnerabili che, rimaste sole, ormai non hanno più neppure i soldi per mangiare. Con questa raccolta fondi, anche in sinergia con altre associazioni di volontariato, stiamo provando ad aiutarle consegnando soldi ma anche beni di prima necessità”.

Come Comitato per i diritti civili delle prostitute, che tipo di sensibilità state riscontrando verso questa iniziativa di crowdfunding?

“L’aiuto, va detto, viene da molti clienti, ma anche da chi comprende che, in questa fase, nessuno può essere dimenticato. Anche perché, sul baratro della disperazione, molte sex workers potrebbero essere costrette a violare le regole, esponendosi alle relative conseguenze penali e ai rischi per la propria salute e quella della collettività”.

Chi volesse contribuire alla raccolta fondi, che si avvale del sostegno di numerose onlus, può reperire informazioni e scaricare l’apposito modulo digitando il sito www.produzionidalbasso.com.

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