A parte qualche caso di gestione imprevidente, l’accesso al credito – per chi è proprietario di immobili che valgono milioni di euro – non è mai stato un grande problema. E così, quando il Premier Conte, con toni giubilanti, ha annunciato alla nazione i 400 miliardi di prestiti bancari garantiti dallo Stato, nelle famiglie degli albergatori non è di certo partita la “ola”.

Ad oggi dunque, ovvero ad un mesetto scarso dall’inizio della vera stagione turistica, a parte i 600 euro di questua, nessuno ha ancora spiegato “nero su bianco” per quale enigmatica ragione un albergatore dovrebbe pensare di aprire la sua struttura.

Il governo indica la strada allegra del debito, il Comune rinvia (ma non cancella) le imposte locali e la Regione per il turismo non mette, per ora, sul tavolo neppure un centesimo.

Partiamo da una premessa: se qualcuno pensa di fare turismo a Cesenatico senza gli albergatori non ha capito niente. Certo, da Cesena o da Forlì qualche bagnante pendolare, durante il fine settimana, in spiaggia ci verrà di sicuro, ma i grandi numeri – quelli che creano marginalità e che garantiscono introiti all’extra-ricettivo – si fanno storicamente con i clienti degli hotel.

Se dunque gli alberghi resteranno chiusi, il danno maggiore, paradossalmente, non sarà a carico dei titolari che, tutto sommato, non salteranno in aria per un’estate ai box. A pagare il prezzo più caro del lockdown turistico sarà semmai la filiera dei fornitori e dei lavoratori stagionali, quelli che poi in inverno bisognerà assistere col reddito di cittadinanza, i bonus-spesa e i 600 euro una tantum.

Qualche dato per capire di cosa stiamo parlando: i 110 chilometri di costa romagnola, da Comacchio a Cattolica, generano un volume d’affari diretto pari a quasi nove miliardi di euro e le sole Cervia e Cesenatico macinano ogni anno una spesa turistica di oltre 750 milioni.

Con quasi 3500 alberghi per oltre 110.000 camere, più di 300mila posti letto in alloggi privati, 83mila in campeggi e villaggi turistici e una rete di 1.600 stabilimenti balneari unica in Europa, la Riviera dell’Emilia Romagna è, numeri alla mano, la più importante industria della vacanza del Paese.

Solo gli alberghi garantiscono oltre 50mila contratti lavorativi stagionali all’anno che, tra contributi e disoccupazione, contribuiscono a mantenere altrettante famiglie.

Dunque, qui non si tratta di accontentare le richieste degli albergatori, qui si tratta – molto più seriamente – di non mandare sul lastrico migliaia di romagnoli.

E allora, la negoziazione tra le parti non è quella che ci si immagina, perché non sono gli albergatori a dover insistere per avere le condizioni più favorevoli per aprire le loro strutture, ma sono gli enti pubblici – Governo, Regione e Comune – che devono provare a convincere gli albergatori a farlo. Non è l’Adac che deve chiedere col cappello in mano un sostegno a Bonaccini, ma è il Governatore che, per non ritrovarsi in casa migliaia di nuovi poveri, deve creare le condizioni affinché l’industria della vacanza non si fermi.

Per questo, trovandoci in un’economia “di guerra” – sempre ammesso che l’emergenza epidemiologica lo consenta – agli albergatori bisognerà dare al più presto tutte le garanzie del caso: niente Imu, niente Tari, niente versamento dei contributi per un anno per ogni lavoratore, piene garanzie legali ed assicurative in caso di clienti contagiati e decurtazione di canoni e bollette.

Se questo è lo scenario qualcuno potrebbe pensare di aprire (ma non è comunque detto). Diversamente l’industria del turismo chiuderà per un anno e il cerino accesso resterà nelle mani della politica. E a quel punto vogliamo scommettere che a Cesenatico non basteranno 500 bonus-spesa?

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One Comment

  • Jack ha detto:

    Interessante e condivisibile articolo. Manca però l’altra faccia della medaglia, evasione fiscale.
    Non è forse vero che il settore alberghiero presenta un’elevata incidenza di evasione?
    Vogliamo parlare della gestione del lavoro stagionale? Posizioni contributive ecc…tutto in regola negli alberghi vero?
    Non è forse vero che l’evasione fiscale, insieme ad altri fattori certamente, è stata ed è una delle cause dei tagli alla sanità?
    Prima di pretendere è bene ricordarsi dei propri doveri.
    Speriamo che questa emergenza rappresenti un nuovo inizio.
    Ci sono effetti, e ci sono le cause. Lavoriamo sulle cause e vedrete che gli effetti saranno positivi.

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