Ci sono comparti della nostra economia che, se non partono a giugno, magari possono farlo il mese successivo. Il nostro turismo no: se non riparte fra un mese, ci si rivede tutti nel 2021.

E’ un “dettaglio” che sembra essere sfuggito al Premier Conte che, dopo aver ricordato a reti unificate quanto sia strategico il settore della vacanza (“che vale il 15% del nostro Pil”), non ha saputo mettere sul tavolo nulla di concreto. Non dico una data precisa, ma neppure un vago orizzonte temporale da cui ripartire.

Dal primo giugno, picchi permettendo, riapriranno bar e ristoranti. Ma degli alberghi, che sono l’architrave del nostro sistema turistico, neppure un cenno. Si parla tanto, giustamente, della spiaggia ma allora bisognerebbe pensare anche a realizzare qualche tendopoli visto che nessuno ci ha ancora detto dove e come dormiranno, la prossima estate, quelle orde di turisti in arrivo.

La verità è che ci aspetta un turismo “light”, senza ricettività. La classica vacanza da pendolari da week-end, un “mordi e fuggi” da camperisti, un turismo da voucher non da imprenditori. Un nuovo format senza stanzialità: Cesenatico semi-deserta da lunedì al venerdì e poi nel fine settimana, se c’è il sole, ecco spuntare i “turisti” da Cesena.

Questa mattina l’edizione regionale di Repubblica apre la prima pagina con toni giubilanti: “L’Emilia apre i cantieri, passa la linea Bonaccini”. E sono contenti così perché, là in Emilia, il turismo non è mai stata una vera priorità. Là contano il manifatturiero, l’edilizia, la filiera delle costruzioni. Conta la Ferrari, non Cesenatico. Non è un discorso campanilistico, ma di banale geolocalizzazione, perché il bagnino di Gatteo Mare a Bonaccini al massimo gli invia una Pec. Gli operai della Malaguti, invece, quando c’è qualcosa che non va, gli bussano alla porta. Ci sta dunque che, al tavolo di Palazzo Chigi, il Governatore abbia sbattuto i pugni soprattutto per loro.

Ora, giustificare la politica del lockdown, per i politici, oggi è diventato abbastanza semplice. Perché – quando di mezzo ci sono la salute, i morti e i malati in terapia intensiva – ogni richiesta di deroga diventa un azzardo egoistico, l’atto eversivo – cinico e facilone – di chi pensa solo ai propri interessi di bottega. Anche se in Francia l’11 maggio riaprono le scuole e in Germania si può manifestare in piazza contro la politica dello “stay-home”, contestare chi sta lavorando per la tutela della salute pubblica, diciamo la verità, è eticamente complicato. Perché una vita vale sempre più di un fatturato.

Ma se il comparto turistico deve davvero rassegnarsi ad un’estate a reddito zero, allora sarebbe altrettanto “cinico e facilone” pretendere che gli operatori turistici continuino a versare imposte, a pagare bollette e ad onorare i loro mutui. Sarebbe iniquo, a fine settembre, ripresentare ad esempio la Tari, la tassa sul suolo pubblico, chiedere il versamento dell’imposta di soggiorno. Ma così, si obietterà, il Comune va in bolletta? Già, ecco perché, forse, oltre alla prudenza – di fronte ad un sistema turistico con “le ore contate” – ci vorrebbe un po’ di lungimiranza e di fegato in più.

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One Comment

  • Patrick Pineau ha detto:

    Bonjour, à ce jour mardi 28 avril, rien ne dit que l’école rouvre le 11 mai prochain. Le premier ministre Edouard Philippe présente aux députés cet après-midi, les contours d’une éventuelle ré ouverture dans les écoles, mais ceci est très controversé, par les enseignants et les familles. Le maire de chaque ville, chaque commune, aura la responsabilité de décider la meilleure solution pour la bonne santé de la population. Nous ne savons rien pour l’instant.

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