di Angelica Proli

Sono nata in un paesino di collina, nel Comune di Sarsina, detto La Massa. Eravamo cinque figlie femmine. La nostra infanzia è stata bellissima. Abbiamo vissuto insieme agli animali, ho visto nascere i vitellini e tanto altro. A sedici anni ho deciso di venire a lavorare al mare per fare la cuoca. Allora non c’erano le scuole e a Milano Marittima è stato il periodo più bello della mia vita. All’hotel Olympic ho lavorato con uno chef di fama.

Ho imparato a fare la cuoca, ma mi sono anche divertita molto. Vi spiego perché: il giovedì e la domenica con la proprietaria dell’albergo, che aveva la mia età, e le altre compagne di lavoro andavamo a Cervia al Giardino d’Estate dove si ballava e si ascoltava la musica. Io sapevo già ballare, ma lì ho migliorato senza dubbio la mia attività di ballerina. Quindi, tra fornelli, piadine, musica e ritmi vari sono trascorsi dieci anni.

Nella cucina del ristorante lo chef, un omone che sfiorava il soffitto con i suoi due metri d’altezza e il suo toque blanche che pareva inamidato, era bravissimo nel suo lavoro, ma alquanto burbero. Ricordo che una volta era parecchio nervoso poiché non trovava gli ingredienti utili a preparare un dolce. Allora si mise a lanciare padelle e pentole per aria, quando trovò gli ingredienti, fecero la stessa fine. La cucina era diventata una jungla e noi continuavamo a fare i nostri lavori come niente fosse. Questo lo tranquillizzò molto e sorrideva soddisfatto del suo staff. L’anno dopo se ne andò in pensione e il suo posto lo presi io. Ho avuto la fortuna di beneficiare dell’aiuto e dei consigli della proprietaria dell’hotel che non mi ha mai abbandonato, anche perché aveva fiducia in me e aveva ben compreso che ero dotata di caratteristiche per diventare una brava chef. I miei collaboratori erano cinque ragazze giovani, avevamo la stessa età, che provenivano dalla collina. L’accordo era completo, non c’erano conflitti né litigi. Si doveva lavorare sodo e i piatti erano apprezzati dai clienti, che a volte chiedevano il bis.

Ora vi voglio raccontare di una mia ricetta “La goccia d’oro”. Siete pronti?

Bisogna prendere 500 grammi di sfoglia gialla cioè: 500 grammi di farina bianca doppio 0, 4 uova, si mescola il tutto e si fa la sfoglia. Una volta stesa col mattarello, la tagliamo a quadri grandi e la immergiamo nell’acqua bollente con un pizzico di sale e un cucchiaio d’olio, in modo che non si attacchi. La togliamo dopo lo “scotto” e la immergiamo nell’acqua fredda e successivamente la adagiamo su un panno bianco in modo da farla asciugare.  Nel frattempo si prepara la besciamella: in un tegame si mette un etto di burro e si aggiungono 5 cucchiai di farina bianca con un litro di latte e si deve mescolare in continuazione per evitare i grumi.

Prendiamo un padellone e iniziamo a mettere il composto, ossia, un mestolo di besciamella, la sfoglia a quadrettini poi ancora un giro di besciamella e sfoglia poi funghi champignon, un paio di mozzarelle tagliate a dadini, poi ci aggiungiamo il prosciutto cotto tagliato a dadini e ogni giro bisogna spolverare di formaggio grana. Prendiamo poi 3 uova, usando solo il tuorlo lo sbattiamo bene con una forchetta e copriamo ogni strato del composto. Concludiamo con l’ultimo giro di sfoglia e besciamella quindi si inforna a 180° per 20 – 30 minuti. Buon appetito!

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