Ci sono momenti in cui la politica deve fare i conti con i fatti. Momenti in cui i partigiani e i fascisti non c’entrano una mazza, momenti in cui gli slogan – per quanto persuasivi – diventano solo carta straccia. Questo, per chi non l’avesse ancora capito, è uno di quei momenti.

Anche se la politica non perde i suoi antichi vizi, quando la terra ti frana sotto i piedi le tessere di partito valgono come il due di coppe e i simboli come scritte sui cessi. L’ha detto pure Bonaccini: qui servono i fatti. Punto.

E allora, parlando di fatti, vediamo ad oggi cosa è arrivato, in concreto, al nostro turismo da viale Aldo Moro.

Ieri, il governatore dell’Emilia Romagna ha annunciato 5 milioni di euro a fondo perduto per le imprese balneari. L’ha buttata lì, in quattro e quattr’otto, senza il solito comunicato stampa a corredo che spiegasse quantomeno le info basiche del provvedimento. Per carità, se l’ha detto lo farà, ma a molti è parsa una puntuale operazione mediatica per arginare i refoli di protesta che, come il garbino, cominciavano a soffiare impetuosi dalla costa. In ogni caso, i 5 milioni divisi per i 1600 stabilimenti balneari romagnoli fanno poco più di 3000 euro a testa. Restano escluse tutte le altre imprese del turismo, ma quel buffetto di cipria ai bagnini farà senz’altro comodo.

Sempre per il nostro turismo, la Regione ha stanziato tre milioni di euro come contributo per la sanificazione delle strutture. Il fondo, però – gestito da cooperative di garanzia e dai consorzi fidi designati – andrà equamente diviso fra hotel, bar, strutture termali, negozi di alimentari e campeggi e dunque la ripartizione coprirà sì e no le spese di qualche flaconcino di amuchina. Infine, sono stati investiti 2 milioni di euro per la tradizionale campagna promozionale con Paolo Cevoli nel ruolo di ambassador nazionale del nostro turismo.

Questo è ciò che ha fatto, ad oggi, la Regione Emilia Romagna per il comparto turistico. E allora, subito una domanda: se, come sostiene lo stesso Bonaccini, il settore vale il 13% del Pil regionale, perché dei 14 miliardi di investimenti per incentivare, nel biennio 2020-2022, la ripartenza dell’economia, al turismo sono andati solo 141 milioni, ovvero l’uno per cento?

“L’Emilia Romagna è la locomotiva economica dell’Italia”, ha sempre detto orgogliosamente il Governatore. Non è solo uno slogan elettorale ma – numeri alla mano – anche una verità sacrosanta, visto che qui negli ultimi tre anni il Pil è cresciuto di più che nel resto d’Italia. La solidità dei conti, insomma, sembrava un dato certificato e su quell’architrave di benessere diffuso Bonaccini ha costruito la sua immagine pragmatica di politico “del fare”, del Governatore credibile che merita la conferma perché, checché ne dica Salvini, su questo territorio “meglio di così non si può stare”.

Ma intanto, mentre ieri Bonaccini annunciava i suoi cinque milioni per i bagnini, il governatore del Piemonte Alberto Cirio metteva sul piatto un maxi-piano da 88 milioni a fondo perduto per le imprese. Il bonus-Piemonte, in soldoni, vale 2.500 euro direttamente bonificati sul conto corrente di ristoranti, gelaterie, catering, bar, estetiste e parrucchieri, sale da ballo e discoteche. Per gastronomie, piadinerie, pizza al taglio e per le spa il bonus è di 2.000 euro. Un’ulteriore misura, ha spiegato Cirio, è rivolta ai tassisti e alle auto a noleggio: per loro il contributo sarà di mille euro. Uno stanziamento importante, ma se l’ha fatto il Piemonte perché non dovrebbe farlo la regione “locomotiva d’Italia”?

Nella foto di copertina della sua pagina facebook, Stefano Bonaccini – tre mesi dopo la sua netta vittoria elettorale – ha ancora scritto “Grazie”. Un elegante gesto di gratitudine per quel milione e passa di elettori che, lo scorso 27 gennaio, l’ha rieletto Governatore preferendo la sua rigorosa sobrietà alla clava populista della Lega.

Ma, tre mesi dopo, qua fuori è tutto un altro mondo. C’è un 13% di Pil da difendere. E una gratitudine da restituire non con i “grazie”, ma con i fatti.

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