Esce oggi in libreria “La destra si può battere” (Piemme edizioni), il nuovo libro del presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini. E, al di là della sacrosanta legittimità dell’opera, sono in tanti – anche a sinistra – a chiedersi se fosse davvero questo il momento giusto per far uscire il libro.

Lo è senza dubbio per la carriera politica del Governatore che, ricordando urbi et orbi il risultato trionfale delle ultime elezioni regionali del 26 gennaio (un po’ appannato, per la verità, dall’incipiente emergenza Covid) firma in calce il suo personale auto-endorsement alla segreteria nazionale del Pd. Perché non c’è dubbio che, al pari del Premier Conte, anche Bonaccini esca notevolmente rafforzato, in termini di consensi, da questa crisi pandemica.

Così si spiega la sua sovra-esposizione mediatica che lo ha visto in questi giorni rimbalzare da uno studio televisivo all’altro, fino alla consacrazione nel salottino di Barbara D’Urso che, storicamente – grazie al pubblico delle casalinghe e delle pensionate – rappresenta il trampolino elettorale più efficace per ogni scalata politica nazionale.

Ora, come certificano i sondaggi, ad oggi non c’è nessuno a sinistra più autorevole ed affidabile di Stefano Bonaccini che, dopo essersi fatto crescere quella barba da santone, ha perso l’aria da medio-man, assumendo anche le stigmate somatiche del leader.

E’ lui dunque il candidato numero uno per guidare in futuro l’establishment del Partito Democratico che, in vista delle nuove scadenze elettorali, ha bisogno di una proposta politica più solida di quella (troppo hippie) delle Sardine. Da qui l’idea di monetizzare quanto fatto per il partito, ricordando a tutti – con un libro di 160 pagine – che fino a prova contraria, l’unico ad aver battuto Salvini è stato lui.

E così, da oggi, anche se l’attualità imporrebbe priorità assai più stringenti, il rewind di Bonaccini ci riporta prepotentemente nell’arena della politica più rusticana, quella che indica la Lega come il nemico pubblico numero uno e che cataloga come “Destra” tutta quella marmaglia elettorale che non vota Pd.

‘La destra si può battere’ è un titolo che sa già di impegno nazionale, un trampolino verso un Pd in cerca di nuovi condottieri. Giusto farlo uscire oggi? Forse sì o forse no, ma una cosa è certa: più di ogni ordinanza, questo libro ci conferma che stiamo davvero tornando alla normalità.

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