Insomma, ancora una volta dovremo cavarcela da soli. Con la differenza che, forse, stavolta non ce la caveremo. Perché, dopo la conferenza stampa di ieri sera del Premier Conte, il sospetto è diventato certezza: del turismo, a questo governo, non gliene frega niente.

Le scheletriche anticipazioni del maxi-decreto di maggio, purtroppo, erano fondate. Nessun coniglio dal cilindro, nessun colpo di teatro. Per il nostro turismo solo due provvedimenti: il condono della prima rata Imu per alberghi e stabilimenti balneari (ma non per le attività in affitto) ed il famigerato bonus-vacanze, talmente subdolo che qualcuno – non fidandosi dei rimborsi postumi di Stato – ha già fatto sapere che neppure l’accetterà.

Restiamo soli, dunque, e ancora una volta la politica – a destra come a sinistra – ha fatto una figuraccia. C’erano tante proposte sul tavolo: ad esempio, quella del ripristino dei voucher per gli stagionali che avrebbe consentito alle imprese di navigare a vista, alleggerendo le spese con contratti più smart. E, invece, per non scalfire i diritti dei lavoratori, si è preferito consegnare alle liste del reddito di cittadinanza tanti nuovi candidati. Volete sapere come dovrà comportarsi un albergatore con un lavoratore straniero appena entrato in Italia? Non solo dovrà fargli fare i 14 giorni di quarantena nella sua struttura garantendogli vitto e alloggio ma, per stare nelle regole, dovrà pure assumerlo fin dal primo giorno perché la quarantena – dicono i sindacati – equivale alla “malattia” e dunque va regolarmente retribuita.

C’era poi la questione saliente della responsabilità civile e penale dell’albergatore in caso di un cliente positivo al Covid. In questo caso, la task force dei 400 esperti del Governo ha preferito glissare, lasciando la scottante vertenza al mondo assicurativo che, ormai da un mese, sta tormentando gli operatori turistici proponendo le polizze anti-Covid più bizzarre e fantasiose.

C’era poi la proposta della diminuzione dell’Iva al 10%, così come tante altre misure che avrebbero potuto garantire alle imprese un contenimento delle perdite. E, invece, mentre ci si batteva fino alle lacrime sulla sanatoria per i braccianti stranieri – favorendo la filiera dell’agricoltura che, in questi mesi, non si è mai fermata – si è deciso di mandare a puttane oltre un decimo del Pil nazionale.

E allora, spigolando tra incapacità e indifferenza, che cosa non ha funzionato? Difficile rispondere ma una cosa è certa: al di là dell’irritante insipienza del Ministro Franceschini, a destra come a sinistra, troppi nodi sono venuti al pettine. In primis, è tramontata (per sempre) la favoletta esilarante dell’Emilia Romagna “regione locomotiva economica d’Italia”. Quando è stato il momento di mettere mano alla borsa (e trovatemi un momento più propizio di questo), Stefano Bonaccini – che del benessere diffuso in regione aveva fatto il suo mantra elettorale – ha fatto candidamente capire che in cassa non c’era un centesimo e che gli aiuti per il turismo romagnolo, casomai, dovevano arrivare dal Governo. Impossibile fare di più? Chiedetelo al governatore del Piemonte Alberto Cirio che, raccattando risorse a destra e a manca, ha stanziato 88 milioni a fondo perduto per oltre 37mila aziende della sua regione. Insomma, ci eravamo illusi di viaggiare su una locomotiva e, invece, ci risvegliamo su un triciclo.

Ma in questo desolante scenario da “scaricabarile” si è squagliata pure la Lega che, malgrado il massiccio seguito in Romagna, ha fatto troppo poco per difendere il nostro turismo. A parte il solito appello a puntare sui “lavoratori italiani” e l’idea folcloristica dei gemellaggi turistici, di concreto che cosa hanno fatto i 125 parlamentari del Carroccio per il nostro turismo? Zero. E delle proposte contenute nel dossier sul turismo presentato da Jacopo Morrone, a parte qualche blando comunicato stampa, che cosa è rimasto nel Decreto da 55 miliardi? Nulla. Questi sono i fatti, il resto sono scuse da politicanti.

Eppure Matteo Salvini le vacanze estive le trascorre da sempre sulla riviera romagnola e dunque certi problemi non dovrebbero essergli indifferenti. Troppo impegnato a dar battaglia sulla sanatoria degli irregolari stranieri, il leader leghista non ha levato scudi a difesa del nostro turismo. E casomai l’avesse fatto, questi sono i risultati.

Il vantaggio di certi parlamentari? La scarsa memoria degli elettori. E allora, malgrado queste mazzate letali alla nostra economia, molto presto – vedrete – il gregge della politica tornerà a pascolare come sempre. Con altri pastori, altri cani e le stesse pecore.

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