Due mesi a “reddito zero” sono un fardello non facile da ammortizzare, soprattutto se – quando riparti – alla voce “costi fissi” ti ritrovi altri onerosi balzelli, come le mascherine e i guanti mono-uso per i dipendenti ed i flaconi di igienizzanti per sanificare i locali ad ogni cambio di cliente.

E così, per mantenere sul verde la lancetta della sostenibilità economica, alcuni parrucchieri ed estetiste di Cesenatico hanno deciso di applicare sullo scontrino una “tassa Covid”, ovvero un sovra-prezzo da 1 a 4 euro come contributo per le spese legate alla sicurezza.

Un comportamento, per la verità, già in voga in molte altre province italiane, tanto che il Codacons ha subito diffuso una nota di protesta in cui condanna, senza mezzi termini, l’utilizzo di questo singolare indennizzo a carico del cliente, sottolineando anche un aumento generalizzato dei costi delle prestazioni. E la prassi della tassa Covid è stata denunciata anche dall’Unione nazionale consumatori, che ha puntato il dito contro alcuni parrucchieri, estetisti e persino dentisti.

Ora, non c’è dubbio che i costi per il rigoroso rispetto dei protocolli sanitari siano piuttosto elevati e dunque il ricorso alla “tassa Covid” non ha una natura speculativa, ma mira soltanto a rientrare di quei costi che, prima di marzo, non incidevano sulla gestione di un esercizio. Parrucchieri ed estetisti, per altro, avranno introiti molto ridotti rispetto al passato, visto che, in base all’ultimo Dpcm, possono ospitare contemporaneamente un numero di clienti limitato. L’idea però di addebitare l’intero costo sullo scontrino ha sollevato qualche perplessità, sollevando le vibrate proteste delle associazioni dei consumatori.

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