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a cura di Franpo

È una sera strana. Siamo in Marzo del 1875. Dovrebbe essere più freddo. Fuori delle case, diverse da come sono oggi, è quasi un caldo umido. Fatto inusuale. Ma la gente forse non ci fa caso. Coloro che lavorano in mare invece sì. E’ una calma piatta. Le onde del mare non sono increspate. Il mare davanti a Cesenatico è come un lago. Nessun rumore si sente in giro. E’ calma, calma assoluta.

“Strano…” dice Narciso il capo famiglia. Ma è anche l’ora di andare a letto dopo una lunga giornata di lavoro. Sono le 23,15. La sua abitazione dove vive è  vicino a  uno dei canali leonardiani. Con lui ci sono la moglie Cesira e i loro figli Alcide il più grande, poi a seguire Gaspero, Eliseno, Maria, Duilia e Sebastiana la più piccola. L’ultima a venire al mondo. Sei bocche da sfamare. Ma Narciso è contento. La sua famiglia numerosa. È sempre quella che ha voluto e desiderato. Narciso come fa ogni sera controlla che ci siano tutti. Ok. Allora gira la chiave del grande portone e si porta nella camera da letto.

Sono le 23,30. Domani mattina la solita storia. Si alzerà. Il lavoro. Non prima che la moglie Cesira gli abbia preparato in un grosso tovagliolo ripiegato qualcosa da mangiare durante la pausa del pranzo. Narciso porterà anche un fiasco di vino da dividere con gli altri compagni di lavoro.

Ore 23,40: Narciso è sotto le coperte di un caldo letto riscaldato dalla presenza di Cesira. Adesso può dormire. Le palpetre si stanno abbassando. Ore 23,50: Narciso percepisce un sibilo. Strano. Un sibilo a quell’ora. Il letto si scuote lentamente, poi violentemente. Narciso è sorpreso. Anche Cesira lo è adesso che si è svegliata. La moglie si chiederà che cosa sta succedendo. Ora la scossa è ancora più violenta. A destra e a sinistra. Narciso e Cesira non riescono a tenere l’equilibrio. I ragazzi. Pensano subito ai ragazzi. Il tetto scricciola, le pareti collassano. Un misto di calcinacci e polvere cadono sulle loro teste. Urlano. Chiedono dei figli. Chiamano  i figli per nome. C’è chi risponde. Chi no. E’ notte. E’ buio pesto. Non si vede nulla. Fuori! Fuori! Dice Narciso. Tutti fuori. Sono fuori. I figli sono salvi. Loro sono salvi. Ma la casetta è distrutta. 17 marzo 1875 una data storica. La scossa è dell’ottavo grado. Ha colpito l’intera costa adriatica. A Rimini ci sarà un morto e tantissimi feriti. Alcuni rimaranno mutilati. Era il giorno del 14° anniversario dell’Unità d’Italia. Doveva essere una giornata di festa. Non sarà così per Rimini, Cesenatico e Cervia.

Quella scossa sarà percepita con vigore fino a Belluno e anche in Lazio. E  avvertita sulla costa del mare opposta al mar Adriatico. In Croazia. A Fiume, Rovigno. Persino a Zara. I danni furono gravissimi. A Rimini crollarono molti edifici storici. Lesionati i sobborghi. Messe a soqquadro intere zone e interi paesi. Anche i piccoli borghi furono colpiti da quella scossa. A  Cesenatico molte abitazioni finirono in frantumi. La gente si troverà per giorni e giorni, settimane e mesi senza avere un riparo dove dormire. Scatterà la solidarietà. Le famiglie si aiuteranno. A Cesenatico saranno ingenti i danni anche nelle Chiese. La Torre Pubblica sul Canale con l’effige della Madonna cadde violentemente a terra.

Come per miracolo la Madonna rimase intatta e ancora oggi una lapide ricorda l’episodio di quel triste giorno e la nuova collocazione del simulacro dedicato alla Madre di  Gesù Cristo. Cesenatico non è stata colpita dal un terremoto una sola volta. Già nel 1672 e 1786 il movimento tellurico la colpì con veemenza. E successivamente nel 1916. In tempi recenti anche negli anni duemila. Il fatto è che il suolo è instabile dovuto alla sua particolare conformazione e le preoccupazioni degli esperti sono rivolte soprattutto contro la notevole espansione edilizia che la costa adriatica, compreso Cesenatico, ha avuto.

Quante nuove costruzioni sono antisismiche, e quelli del passato reggerebbero a un terremoto di notevole entità? Domande a cui è difficile rispondere. Ma noi le riproponiamo.

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