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Il casus belli deflagrò dopo una puntata di “Annozero” di 14 anni fa. Era il 2006, quando Michele Santoro, ancora stabilmente sulla breccia mediatica nazionale, dedicava una puntata del suo talk all’evasione fiscale, puntando l’indice in particolare sulla “bella vita dei furbetti” sparsi tra San Marino e Rimini.

Il reportage giornalistico disegnava un quadretto poco edificante di quello spicchio di Romagna: tutti con lo yacht, tutti evasori, tutti affezionati correntisti nel paradiso fiscale sul monte Titano. Insomma, una Bengodi dell’illegalità, uno spaccato ritenuto altamente offensivo per una terra che, ieri come oggi, si riconosceva in ben altri valori.

A levare gli scudi a difesa degli imprenditori locali fu, a quei tempi, la Voce di Romagna (oggi fallita), quando ancora il quotidiano – sotto la direzione di Franco Fregni – aveva un’identità “energica e cazzuta” e non, come negli ultimi suoi anni, la scialba inconsistenza del giornalino da parrocchia.

Ebbene, in quell’occasione, il quotidiano della famiglia Celli replicò facendo il verso a Santoro: se tutti in Riviera sono evasori fiscali – fu la provocazione del giornale – allora neppure Santoro può considerarsi al di sopra di ogni sospetto.

La ragione? Presto detto. La consorte di Santoro, la signora Sanya Podgayansky, è figlia della seconda moglie di Iliano Annibali, facoltoso imprenditore della zona, proprietario di uno yacht, di una lussuosa villa a Covignano e con ottimi rapporti con San Marino. Insomma l’identikit perfetto del generico j’accuse santoriano ad “Annozero”.

Una provocazione che Santoro aveva preso malissimo, citando in giudizio il giornale ed il direttore responsabile e formalizzando una richiesta danni da 6 milioni e 200mila euro.

Con sentenza n. 944/10, però, il Tribunale di Rimini ha rigettato qualche giorno fa le domande proposte dai coniugi Santoro Michele e Podgaysky Sanya nei confronti di Fregni Franco e della Editrice La Voce srl, escludendo che potesse ravvisarsi negli scritti in questione alcuna offesa nei confronti della Podgaysky, completamente estranea all’attività del marito, non venendo a lei riferite condotte professionalmente riprovevoli.

“L’affermazione del quotidiano – scrive il giudice – che male si sarebbe comportato il Santoro rivolgendo indiscriminatamente e senza contraddittorio gravi accuse generalizzate e indiscriminate all’imprenditoria riminese (critica astrattamente legittima), in mala fede tacendo (offesa) di avere lui stesso stretti rapporti personali con quella stessa imprenditoria, viene ad essere scriminato dalla sostanziale veridicità dell’esistenza di detti rapporti personali con un importante e facoltoso imprenditore della stessa Rimini (fatto sostanzialmente vero). Che poi il Santoro sarebbe stato tenuto ad esplicitare, nella trasmissione da lui condotta, l’esistenza di tali suoi rapporti personali è semplicemente l’opinione che il giornale ha sostenuto e che aveva il diritto di esprimere liberamente, e della quale non vi è ragione di accertare la bontà o meno”.

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