Le associazioni ambientaliste lanciano l’allarme: “Troppe mascherine gettate in mare”.

Che quello dello smaltimento dei rifiuti biomedicali potesse diventare un problema non è una novità. L’Ispra, ad esempio, ha stimato per tutto il 2020 tra 160mila e 440mila tonnellate di dispositivi anti Covid-19 da trattare come spazzatura indifferenziata.

Per quanto nel nostro tratto di mare il fenomeno sia ancora contenuto, a pochi chilometri di distanza, sul litorale marchigiano, già si parla di emergenza ambientale dopo che dalle acque dei porti hanno cominciato ad affiorare sempre più mascherine celestine. E dalla Francia l’associazione Opération Mer Propre (Operazione Mare Pulito) stima già che il mare, molto presto, sarà popolato “più da mascherine che da meduse”.

Le K95 bianche e spesse, le Ffp2 con il bottone di sfiato oppure le più comuni chirurgiche leggerissime sono ormai diventate presenze sempre più imbarazzanti negli angoli delle strade, ai bordi delle aiuole e perfino sulle spiagge. “Riceviamo fotografie, soprattutto nelle località estive, di mascherine monouso abbandonate”, protesta Legambiente che già teme un’intensificazione del fenomeno visto che, con la riapertura delle scuole, se ne stimano altri 11 milioni al giorno da gettare nella spazzatura indifferenziata. Le mascherine usate, infatti, vanno nella spazzatura generica e non nelle raccolte differenziate in modo che la destinazione finale sia l’inceneritore, impianto che da mostro orribile e contaminante diventa igienico e provvidenziale distruttore di contagi.

Ma quante sono le mascherine prodotte e gettate ogni giorno? Fra la leggerissima chirurgica da 3 grammi, la più spessa da 5 grammi, la maschera complessa da 30 grammi, contando anche i guanti, l’Ispra – riferisce il Sole24Ore – ha stimato per tutto il 2020 tra le 160mila e le 440mila tonnellate di spazzatura da smaltire. Se solo l’1% delle mascherine utilizzate in un mese venisse smaltito in maniera non corretta, si avrebbero 10 milioni di mascherine al mese disperse nell’ambiente. Insomma ce n’è abbastanza per un vero disastro ambientale.

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