Un importante pronunciamento della Cassazione rischia di cambiare radicalmente le regole della vendita dei semi di cannabis.

Secondo la sentenza 26157, infatti, per la prima volta, è scattato nei confronti di due negozi il reato di “istigazione pubblica alla coltivazione di marijuana”. La vendita dei semi della pianta era infatti corredata con tutte le istruzioni per la coltivazione “fai da te”.

Nel mirino degli inquirenti erano finiti migliaia di semi messi in commercio, corredati da manuali con tutte le indicazioni utili alla coltivazione: dal tempo necessario per la fioritura alla percentuale di Thc ricavabile.

Nei manuali anche gli espedienti per sottrarsi ai controlli come ad esempio per isolare termicamente le grow-room ed evitare che venissero individuate con i rilevatori. Inutile per i ricorrenti affermare che i semi erano destinati alla coltivazione casalinga lecita. Per la Cassazione è corretto il reato ipotizzato: il messaggio indirizzato agli acquirenti era un’istigazione a commettere illeciti.

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One Comment

  • Avatar roberto casali ha detto:

    condo il quotidiano di Confindustria (non nuovo ad articoli imprecisi se non del tutto campati in aria sull’argomento), per la prima volta in base alla la sentenza 26157 della Cassazione, sarebbe scattato nei confronti di due negozi di settore il reato di “istigazione pubblica alla coltivazione di marijuana” in quanto la vendita di semi era stata corredata con le istruzioni per la coltivazione “fai da te”.

    In realtà non è cambiato assolutamente nulla e ce lo conferma l’Avvocato Carlo Alberto Zaina, tra i massimi esperti in materia: “La Corte dice che i sequestri ed i provvedimenti di convalida sono allo stato adeguati e sufficientemente motivati. Non dice affatto che sussista un reato al di là di ogni ragionevole dubbio. Ipotizza che il reato di istigazione sia contestabile agli indagati ma non fornisce crismi di assolutezza e colpevolezza. Dunque la Cassazione non conferma affatto sentenze di condanna bensì sequestri che rispondono a presupposti interinali (come detto) differenti e sommari. Tutto quindi è rimandato al giudizio di merito in quanto la Corte sostiene di non potere valutare il difetto di motivazione.”

    Rimane dunque la solita incertezza e confusione su un tema che abbiamo già trattato svariate volte in passato con diversi approfondimenti (consigliamo nello specifico questo: Coltivazione e vendita di semi di cannabis: cosa dice veramente la legge). Così come non rappresenta una novità il giornalismo impreciso e sensazionalista dei media nazionali.

    Ricordiamo che ad oggi, non c’è mai stata nessuna condanna in via definitiva a istigazione al reato di coltivazione di cannabis, per dei commercianti di semi.

    Autore: Redazione

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