La segreteria del Pd oggi o il governo domani? È il dubbio amletico che il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, dovrà dirimere nel caso in cui, alle regionali di domani, il Pd dovesse incassare una disfatta elettorale in Puglia e, soprattutto, in Toscana. In questo caso, infatti, ben difficilmente il segretario dem, Nicola Zingaretti, resterebbe al suo posto.

E con la segreteria vacante, l’unico credibile candidato a quella poltrona sarebbe Bonaccini, anche perché la carica di leader del Pd sarebbe compatibile con quella di governatore dell’Emilia Romagna (come nel caso di Zingaretti che è anche presidente della Regione Lazio).

In ogni caso, non è detto che quell’incarico possa realmente interessare Bonaccini che avrebbe il compito, non facile, di rifondare un partito che, anche nella “sua” Emilia Romagna, ha registrato negli ultimi anni una marcata perdita di consensi e che, nel gennaio scorso, ha avuto bisogno di slanci supplementari (le Sardine) per battere la destra di Salvini. Insomma, la stessa “patata bollente” che ha già scottato i polpastrelli di Zingaretti.

Secondo i rumors della politica, Bonaccini in futuro sarebbe più interessato a fare il premier che il segretario nazionale del Pd. Durante la pandemia, del resto, si è mosso con questo obiettivo: massima esposizione mediatica (in media un paio di interviste al giorno, Barbara D’Urso compresa) per farsi conoscere anche dalla grande platea delle casalinghe italiane (quelle che, storicamente, decidono le elezioni in questo paese).

Tra tanti dubbi una sola certezza: il governatore emiliano in questo momento è il personaggio più spendibile nelle file della sinistra, forse l’unico in grado di far rientrare Renzi nel Pd. La Regione – anche se non lo ammetterà mai – gli sta stretta. Dunque, il dubbio resta: la segreteria del Pd oggi o il governo domani?

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