Manuela Ronchi, storica manager di Marco Pantani, torna a far palare di sé. E lo fa annunciando un nuovo libro con prefazione di Federico Buffa dal titolo “Le relazioni non sono pericolose” (Gribaudo editore) in cui dedica un intero capitolo al Pirata, definendolo “un omino minuto, magnetico, con un carisma fuori dal comune”.

A prescindere dai contenuti, quel capitolo farà discutere visto che i rapporti con la famiglia Pantani si sono, da tempo, deteriorati.

In ogni caso, intervistata da Repubblica, Manuela Ronchi ricorda così l’incontro con Marco di cui fu manager negli ultimi cinque anni di vita: “Sin dal nostro primo incontro, a Cesenatico, si stabilì un contatto speciale. Nel ciclismo non c’erano donne, e ancora oggi sono pochissime, ma lui si fidò di me”.

Inevitabile il richiamo a Madonna di Campiglio, Giro 1999, la pagina più nera dell’epopea sportiva del Pirata. Anche la Ronchi sposa la teoria del complotto, dando però una sua personale versione dei fatti: “Marco si era schierato contro la sovrapposizione dei controlli antidoping di Uci e Coni. Sono stata io a consigliare a Marco di uscire dal portone principale dell’hotel Touring e di parlare con i giornalisti, di non scappare. E Marco è morto quel giorno. Pochi mesi dopo Campiglio, arrivò la cocaina: ci fu chi gli disse che aiutava a guardare oltre, a vedere la verità. E lui voleva scoprire chi l’avesse fregato in quel Giro del ’99”.

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