Sempre più coppie iniziano a cercare il primo figlio in età elevata. L’età infatti è uno dei fattori importanti nel determinare la fertilità femminile. Una riduzione della fertilità femminile si osserva, fisiologicamente, a partire dal 30esimo anno di età. Così sempre più coppie si rivolgono a medici specialistici, come la dottoressa Lidia Diotallevi, specialista in medicina della riproduzione al Poliambulatorio Giano di Cesena.

Dottoressa come vivono le coppie questa ricerca del primo figlio che non arriva?

“La coppia vive molte difficoltà. Il mio consiglio è sempre quello di un supporto psicologo che accompagna questo percorso. Spesso infatti le terapie che si possono proporre non danno il 100% del risultato”.

A livello psicologico accusa più l’uomo o la donna?

“Nell’uomo è difficile separare il discorso potenza da quello della fertilità, la donna invece si sente ‘difettosa’ quando capisce di avere difficoltà riproduttiva. La sterilità infatti non è una malattia come tutte le altre, la ridotta fertilità viene vissuta come difetto che si deve e si cerca di sistemare senza l’aiuto del medico”.

Quando una coppia deve iniziare a preoccuparsi?

“Dal punto di vista medico, la sterilità viene definita come il mancato inizio di una gravidanza dopo un anno di rapporti frequenti e non protetti. Dopo questo periodo è bene rivolgersi a un medico che consiglierà degli accertamenti per mettere in evidenza le eventuali cause di questo ritardo. Sulla base delle problematiche riscontrate, verrà proposta la terapia più adeguata”.

Quali sono le terapie che possono essere suggerite?

“La terapia che viene proposta deve tenere in considerazione alcuni fattori: le cause della sterilità, l’età della donna e gli anni di sterilità. Se è possibile, il medico propone una gradualità di trattamento che può essere una terapia solo con farmaci, in presenza di una difficoltà nell’ovulazione, o un’inseminazione intrauterina (o inseminazione semplice) in presenza di fattore cervicale. Se invece il liquido seminale è molto compromesso (fattore maschile severo) o è stato diagnosticato un fattore tubarico (tube chiuse) la terapia proposta saranno trattamenti di fertilizzazione in vitro, FIVET o ICSI. Non è consigliabile una gradualità di trattamento in presenza di età femminile al di sopra dei 38 anni o in presenza di più di tre anni di sterilità”.

Tutto quello che rende la quotidianità stressante tende a ridurre la sterilità

Dottoressa Lidia Diotallevi

E la fecondazione eterologa?

“Si tratta di una tecnica che prevede l’utilizzo di gameti (ovociti o spermatozoi) donati da soggetti esterni alla coppia. Dal 2014 è di nuovo possibile anche in Italia la fecondazione eterologa, tecnica prima vietata dalla Legge 40 del 2004. Questa tecnica è oggi è disponile anche nelle strutture pubbliche”.

Esistono alcuni comportamenti che possono influenzare sulla sterilità?

“Sì, sicuramente. Per esempio sia il fumo che l’obesità riducono sia la fertilità femminile che maschile: un’alimentazione e uno stile di vita scorretto influenzano la capacità riproduttiva. In generale tutto quello che rende la quotidianità stressante tende a ridurre la sterilità”.

 
 

Una delle malattie più comuni nella donna è l’endometriosi. Anche questa malattia può portare alla sterilità?

“L’endometriosi è una condizione in cui, l’endometrio, mucosa che riveste l’utero, si trova al di fuori della sua sede naturale. E’ una condizione che riguarda il 10-15% delle donne in età riproduttiva: la sua ricaduta sulla fertilità dipende dalla severità della malattia (stadi). L’endometriosi lieve non è causa di sterilità, mentre negli stadi più avanzati le lesioni infiltranti e le aderenze spesso correlate possono determinare alterazioni anatomiche/meccaniche con compromissione della funzionalità tubarica, talora l’ambiente uterino può essere più ostile all’attecchimento embrionario. E’ una malattia molto complessa, oggi però è più semplice diagnosticarla: il sintomo principale la dismenorrea (dolore durante le mestruazioni) non deve essere sottovalutato, ma indagato in modo tale da arrivare ad una diagnosi precoce con un inizio precoce della terapia”.

Qual è un consiglio che si sente di dare alla coppie che stanno cercando un figlio?

“La prevenzione. Prima di tutto uno stile di vita sano, la prevenzione di alcune patologie attraverso indagini periodiche rivolte a mettere in evidenza eventuali infezioni che potrebbero essere la causa di un danno tubarico, non trascurare sintomi come la dismenorrea o le alterazioni del ciclo mestruale, che potrebbero portare a difficoltà riproduttiva. Importante per il maschio, la visita andrologica che equivale alla visita ginecologica per la donna. La visita andrologica permette di verificare lo sviluppo dei genitali esterni, la presenza o meno dei testicoli nella sacca scrotale, la presenza o meno di varicocele che potrebbero essere causa di futura infertilità”.

sterilità

Ci sono coppie che durante questo percorso scelgono anche la strada dell’adozione?

“Sì, circa il 30% delle coppie considera l’adozione un percorso percorribile, ma non dimentichiamo che la strada dell’adozione è possibile solo nel caso in cui vengano interrotti i trattamenti che possono portare a una gravidanza. Per questo e per un percorso burocratico spinoso e difficile, tante coppie ritengono il trattamento per la fertilità più facile”.

Per informazioni e prenotare una visita con la dottoressa Lidia Diotallevi contatta il Poliambulatorio Giano al numero 393 9021487.

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Anna Budini

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.

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