C’è Campigna, il Monte Cimone, Sestola e Corno alle Scale. E ci sono anche tante altre località dell’Appennino emiliano-romagnolo che oggi stanno vivendo le stesse identiche apprensioni che hanno attraversato la riviera romagnola alla vigilia dell’estate. Il rischio, del resto, è lo stesso: veder saltare la stagione turistica con gravissime ricadute su tutta l’economia dell’Appennino e sui livelli occupazionali di quei territori.

Un rischio che, giorno dopo giorno, appare sempre più come una certezza dopo che il Governo ha parlato di un Natale senza sci. Una linea, in parte, sposata anche dall’assessore regionale al turismo Andrea Corsini che, pur riconoscendo l’importanza del comparto, indica come priorità quella della salute.

 
 
 

“Abbiamo investito molte risorse per rilanciare la montagna – spiega l’assessore – mettendo nelle condizioni i gestori degli impianti di risalita di riqualificare le stazioni. In questi giorni si è aperto il dibattito sulla riapertura dello sci nel mese di dicembre. Io penso che la priorità assoluta sia quella di combattere la pandemia mettendo al primo posto la salute delle persone”.

Secondo Corsini :

“quando riaprire gli impianti sarà una decisione del Governo dopo un confronto con le Regioni. E’ importante che esistano dei protocolli di sicurezza che i gestori degli impianti adotteranno quando sarà possibile tornare a sciare nelle nostre bellissime montagne. Se questo non dovesse succedere perché l’emergenza sanitaria non lo consente, il Governo, come ha fatto per altri settori, deve prevedere adeguate compensazioni economiche a tutta la filiera: gestori impianti, maestri di sci, negozi specializzati”. “Anche io – conclude – sono un appassionato sciatore e non vedo l’ora di tornare sulle piste, ma in questo particolare momento bisogna avere a cuore prima di tutto la salute delle persone”.

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