La sua candidatura – ratificata dal Pd il 10 di novembre ma già annunciata da lui stesso qualche settimana prima – non ha colto nessuno di sorpresa. Sarebbe stata una notizia il contrario.

Giocando d’anticipo, Matteo Gozzoli ha semplicemente suonato il gong della contesa, obbligando il centro-destra ad accelerare i tempi sulla scelta del candidato. Una mossa oculata visto che, ad oggi, sul ring elettorale saltella soltanto lui.

In mancanza di uno sfidante (Buda ancora non ha sciolto le riserve, ma è stato chiaro: “Se trovate un altro è meglio”) la campagna elettorale non è ancora decollata ma, dopo cinque anni di legislatura, due valutazioni sul sindaco si possono fare.

I PUNTI DI FORZA

Una legislatura solida

Si è partiti con l’eredità di un commissariamento e si è finiti con una pandemia, ma i cinque anni di legislatura Gozzoli hanno garantito a Cesenatico un governo saldo, lineare e con pochi scivoloni. Al di là degli esiti (su cui ognuno è libero di esprimere la propria opinione) l’amministrazione ha lavorato in maniera sobria ed equilibrata. Anche gli inizi sono stati all’insegna del basso profilo, mentre il centro-destra – dopo la vittoria del 2011 – aveva sventolato le sue bandiere dal balcone del Palazzo Comunale.

Gozzoli ha scelto uno stile diverso. Se vogliamo agli antipodi, ma che Cesenatico in questi cinque anni sembra aver gradito.

Per la gestione della pandemia Covid-19 il primo cittadino ha scelto – sulla scia di tanti “colleghi” – la trasparenza con dirette social, aggiornamenti quotidiani e la vicinanza a tutti i cittadini. Ed è stato soprattutto in quei tre mesi, come è accaduto a tanti governatori regionali, che Gozzoli, entrando nelle case dei suoi concittadini, ha guadagnato consensi. Sul piano della comunicazione, infatti, quella sovra-esposizione mediatica, ha rappresentato un grande vantaggio.

Da un Comune commissariato a un debito quasi dimezzato

All’insediamento dell’amministrazione Gozzoli nel 2016, il primo cittadino si dovette confrontare con il Commissario Raffaele Sirico. Un inizio legislatura con i conti bloccati. Via libera solo alle spese urgenti e ben pochi margini agli investimenti.

Nel 2016 Gozzoli e l’assessore al bilancio Roberto Amaducci dovettero fare i conti con un indebitamento che superava i 60 milioni di euro. Oggi – nel bilancio di previsione 2021-2023 – approvato a dicembre 2020 – l’indebitamento a fine triennio scenderà a 37.7 milioni di euro partendo da quello di fine 2020 che si attesta sui 39.9 milioni.

LE INCOGNITE

Per gran parte della sua legislatura – ma già anche dalla campagna elettorale 2011 – Matteo Gozzoli ha cercato di smarcarsi dalla “vecchia guardia” della sinistra, tenendo ben distinti i ruoli dell’amministrazione da quelli del partito. Mentre Bonaccini – il suo riferimento politico – non perdeva occasione per bacchettare gli avversari politici (in piena pandemia ha fatto uscire anche il suo libro “La destra si può battere”), lui è sempre rimasto distante dalle polemiche dei partiti, partecipando in maniera blanda alle battaglie del Pd.

Un modo per allontanarsi dalla vecchia politica, quella chiusa nelle stanze dei bottoni, che non piace più all’elettorato odierno che ha voglia invece di trasparenza e di freschezza.

Il fatto di partire in questa campagna elettorale sotto le insegne di una lista civica e senza il simbolo del Pd è una mossa scontata di marketing politico. Ma piacerà ai vecchi elettori della sinistra?

 
 
 
 

I PUNTI DEBOLI

Un elettorato non più di sinistra

Il cuore di Cesenatico non batte più a sinistra. Il centro-destra alle ultime politiche del 2018 ha incassato a Cesenatico un risultato storico: il 36,48% di voti (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia). Da parte sua il Partito Democratico si è fermato a un misero 22,17%, segno che la roccaforte inespugnabile è diventata una stanza di cartone. Per non parlare delle Regionali 2020, quando a Cesenatico Bonaccini (42,82% dei voti) è riuscito a perdere anche contro Lucia Borgonzoni (50,19%).

Si sa le amministrative sono un’altra cosa, ma di certo Gozzoli – a differenza di tanti altri suoi predecessori – non potrà più contare sullo zoccolo duro dell’elettorato di sinistra.

Una Giunta Gozzoli-centrica

I motivi non li conosciamo, li possiamo solo supporre, sta di fatto che in questi quattro anni e mezzo Matteo Gozzoli ha scelto (obbligato o no) di essere sempre presente e lasciare poco spazio agli assessori della sua Giunta.

Le dirette social sono state tutte le sue, nonostante avesse promesso che qualche assessore sarebbe stato presente. Nelle dichiarazioni pubbliche, di qualsiasi settore si parli (dal turismo alle politiche giovanili, dal commercio al bilancio per arrivare ai lavori pubblici), le parole dell’assessore di turno – sul modello comunicativo inventato dall’ex sindaco di Cesena Paolo Lucchi – sono sempre state accompagnate dai virgolettati del primo cittadino.

Una presa di responsabilità da una parte, ma anche il rischio di lasciare poco spazio all’intera Giunta e indurre nell’opinione pubblica il sospetto che la squadra sia meno affidabile e competente del sindaco.

Cambio di passo?

Il suo mantra elettorale, cinque anni fa, era “torniamo a correre”, uno slogan che preannunciava un radicale cambio di passo rispetto al passato. Gozzoli aveva promesso più risorse agli investimenti e più spazio alla libera impresa per una Cesenatico che doveva tornare ad essere quel punto di riferimento che era già stata – e non solo nel turismo – negli anni passati.

Quelle promesse si sono saldate ai fatti oppure, come sostengono i denigratori, Gozzoli si è limitato al compitino, governando con sobrietà ma senza acuti? Dalla risposta a questa domanda dipenderà l’esito delle prossime elezioni.

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Anna Budini

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.

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