Questa volta ha deciso la politica perché, sul piano sanitario i parametri – soprattutto quelli legati alla pressione sugli ospedali – avrebbero consigliato per il passaggio in zona arancione almeno una settimana di attesa in più. Ma, anche se nessuna istituzione l’ammetterà mai, gli incidenti di Roma hanno lasciato il segno ed il timore di nuovi disordini ha indotto il Governo a scegliere l’azzardo delle riaperture anticipate. Anche perché i sindacati di polizia hanno messo le cose in chiaro: se in piazza ci vanno le persone disperate scordatevi l’uso dei manganelli.

Il Governo ha dunque modificato le regole in corsa, accorciando ad esempio da due ad una settimana la conferma dei “dati virtuosi” e rimodulando, in chiave meno prudente, la lettura dei dati pandemici.

Per quanto riguarda la nostra regione, per “forzare” un po’ il passaggio in zona arancione, si è sorvolato sul numero dell’incidenza (ancora attorno ai 250) e, soprattutto, sui ricoverati in terapia intensiva (posti occupati ben oltre il limite del 30%) dimostrando che, quando la situazione lo impone, anche gli appelli dei medici possono diventare meno vincolanti. 

E’ bastato, dunque, l’indice l’Rt in rincuorante discesa (attorno a 0,80) per ratificare il cambio di fascia che, lo ribadiamo, stavolta non è del tutto suffragato dai dati sanitari. E’ vero che i contagi sono in calo e che la campagna vaccinale, pur tra qualche intoppo, procede spedita, ma in tante altre situazioni l’incidenza dei contagi e, soprattutto, i posti letto occupati negli ospedali avevano avuto un peso molto più rilevante determinando decisioni diametralmente opposte.

 
 
 
 

Ma, come detto, stavolta ha deciso la politica, che ha evidentemente fiutato le ostilità montanti di un mondo produttivo ormai allo stremo che – tra codici Ateco, conversioni merceologiche e altre bizzarre soluzioni (come i ristoranti diventati mense aziendali) – le stava provando davvero tutte pur di uscire dall’inferno del reddito zero.

Ha pesato anche la visita concomitante di ieri in Emilia Romagna del generale Figliuolo che, dopo aver dispensato complimenti a destra e a manca per la gestione dell’emergenza pandemica, non poteva congedarsi lasciando “una regione così virtuosa” in zona rossa.

Da ieri, però, qualcosa è cambiato nella politica del governo che, per la prima volta, ha abbandonato la linea del rigore dimostrando che, quando le circostanze lo richiedono, la sacralità dei dati può anche andare a farsi benedire.

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valentino menghi
 
 
 

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