“Marco Pantani era il mio idolo, vincere il Memorial che porta il suo nome è una soddisfazione incredibile”. Così parlò Fabio Taborre quando, nell’ottobre del 2011, sul traguardo di Cesenatico, vinse il Memorial Marco Pantani – GP Romagna Iniziative – Trofeo Sidermec. Dieci anni dopo, Fabio è morto, ucciso a soli 36 anni da un tumore contro cui lottava da diversi anni.

Professionista dal 2009 al 2015, il corridore abruzzese ha perso la battaglia contro la malattia. Taborre da qualche anno viveva a Cappelle sul Tavo. “Era come un fratello più piccolo – ha raccontato Alessandro Spezialetti, oggi tecnico della Androni, al quotifiano Il Centro -. Chiedeva e ascoltava i miei consigli, quelli di Danilo Di Luca e di Ruggero Marzoli, si affidava, era rispettoso. Era un buon ciclista, ha fatto del suo meglio e si è tolto delle belle soddisfazioni, anche se esternava poco le sue emozioni quando si affermava. Un ragazzo bravissimo, tranquillo, lo ricordo con la maglia bianca dell’Acqua e Sapone nel 2012”. L’anno prima, il 2011, era stato quello delle grandi affermazioni, quando Taborre aveva vinto il Gran Premio Città di Camaiore e il Memorial Marco Pantani, sempre con l’Aqua e Sapone.

 

Il giovane abruzzese col mito di Pantani ha debuttato nel ciclismo professionistico nel 2008 con la Diquigiovanni e ha corso, oltre che con l’Acqua e Sapone, con Vini Fantini e Neri Sottoli prima di tornare al team di Savio, divenuto nel frattempo Androni.

 
 
 

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