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1764 voti. Con questo scarto (su 11.385 votanti), nel 2016 a.C (ante Covid), Matteo Gozzoli ebbe la meglio sull’allora sindaco uscente Roberto Buda.

Sono passati quasi duemila giorni da quel 20 giugno di cinque anni fa, ma sembra un secolo. Era una Cesenatico – anzi un’Italia – molto diversa da quella attuale. Dal disastro di Chernobyl nel 1986 al crollo del muro di Berlino nel 1989, dagli attacchi dell’11 settembre 2001 al cambio moneta nel 2002, niente ha mai scorticato la nostra quotidianità come il Covid-19.

Tra quarantene, lock-down, vaccini e green pass, ci siamo risvegliati in un altro mondo ed oggi – passata l’emergenza – il numero degli esperti di coronavirus ha fortunatamente superato di gran lunga quello dei contagiati.

In questo scenario del tutto inedito, cinque anni dopo l’ultima chiamata alle urne, la domanda sorge spontanea: dopo una legislatura segnata dalla centrifuga della pandemia, quel gap di 1764 preferenze è stato annullato oppure no?

La sensazione rispetto alle ultime elezioni – con un Buda sfiancato dai suoi ex alleati e dal Commissariamento – è che questa volta un vero favorito non ci sia e che la poltrona di sindaco verrà assegnata per uno scarto minimo di voti. Insomma, se il pareggio fosse contemplato, la classica sfida da tripla.

Roberto Buda candidato Sindaco
 
 

Sui grandi temi le divergenze sono tante, ma non sono mancati i punti in comune: Buda – con il suo “mare di idee” – ha puntato sulla libera impresa, garantendo corsie preferenziali ai privati che vogliono investire; Gozzoli, con il suo “ancora insieme”, si è giocato il bel jolly della sanità (che sull’elettorato più “agè” fa sempre presa) promettendo un ospedale “Marconi” più grande e più efficiente.

Comunque la pensiate, è stata una bella campagna elettorale all’insegna del fair-play e della buona educazione perché – al di là delle divisioni politiche – sia Buda che Gozzoli sono due persone per bene.

Addio al vocabolario “cafonal” utilizzato sui social dagli ultras della politica; addio ai termini rancidi ormai entrati nel triste lessico di facebook come “pidioti” e “fascioleghisti” che banalizzano i temi, mortificano il confronto e alimentano l’odio. Non sono mancate le polemiche e le accuse (soprattutto sul finale), ma nella forma e nei toni, Buda e Gozzoli ci hanno già dato una bella lezione.

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