C’è un partito che, alle ultime amministrative, ha fatto (molto) meglio di Gozzoli: è quello dei non votanti che, a Cesenatico, sono stati il 57,74%, quasi sette punti percentuali in meno rispetto alle elezioni comunali del 2016. Piaccia o no, sono quei diecimila cittadini rimasti a casa ad avere, oggi, la maggioranza assoluta.

E’ un dato che deve far riflettere e che contiene tante spiegazioni. In primis, c’è da fare i conti con un trend congiunturale, quello della disaffezione alla politica che, negli ultimi anni, ha coinvolto trasversalmente la nostra società, così come la sfiducia nelle istituzioni che porta sempre più cittadini a non dare valore al voto.

Ci sono poi questioni più localistiche, come il fatto che questa campagna elettorale sia partita in piena estate, quando la testa dei cesenaticensi, si sa, è da tutt’altra parte. Così come la scarsa propensione alla comunicazione che, specie nel centro-destra (testardo e recidivo), porta a sottovalutare il rapporto prezioso con la stampa.

 
 
 
 

L’opposizione, nell’ultima legislatura, si è segnalata per il modestissimo numero di interpellanze ed interrogazioni, ma con zero comunicati stampa prodotti ed una presenza sui social blanda e intermittente, anche quelle poche cose fatte non sono mai arrivate all’opinione pubblica (per cinque anni, ad esempio, Giulia Zecchi ha continuato a fare politica tra i suoi 50 followers, illudendosi così di fare campagna elettorale).

Ora, in questa politica, si può anche improvvisare, ma riaccendere la macchina comunicativa da un giorno all’altro è sempre un esercizio complicato. Come ha dimostrato impietosamente il verdetto delle urne.

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