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C’è chi se le cerca (come l’ex vicesindaco Donini che, sulla sua pagina Facebook, inneggia al Duce) e chi, invece, proprio non se le merita. Come l’imprenditore che offre contratti di lavoro e viene apostrofato come il “solito sfruttatore”, come la performer di Cesenatico che si fa il mazzo come tutti e si becca un “Ah Lady Gaga, trovati un lavoro”, come il padre di famiglia che rischia il linciaggio perché, sfrattato di casa, è costretto a dare via il cane o come la casalinga che denuncia il furto della borsa e si sente rispondere “valà che la prossima volta ti svegli…”.

Gli inglesi la chiamano “shit-storm” che suona assai meglio della volgare traduzione in italiano (“tempesta di merda”). Al di là delle sfumature lessicali, però, quello degli insulti e delle offese sui social sta diventando un problema serio anche nella Cesenatico di oggi dove, ci piaccia o no, gran parte delle relazioni – amori, inimicizie e rivalità – nascono e muoiono nella betoniera di facebook.

Per fortuna ciò che avviene sui social non c’entra quasi nulla con la vita reale dove, di solito, i toni sono meno sguaiati, gli atteggiamenti meno triviali ed il lessico meno sboccato. In strada, oggi come ieri, ci si saluta e ci si scambiano gli auguri. Davanti alla tastiera, invece, cade la foglia di fico dell’educazione e – nell’inciviltà dell’arena virtuale – si dà libero sfogo al peggio dell’animo umano. E’ un po’ quello che accade sulle nostre strade: se sei a piedi, cedi il passo e sorridi. Se sei in auto ti attacchi al clacson e mandi subito a cagare.

Ormai è una certezza: ogni qual volta si pubblica un post – anche il più innocuo – su una chat di facebook certe storture le devi mettere in conto, tipo la nostra incontrollata aggressività digitale, il nostro bullismo internettiano e non ultima la nostra ignoranza e la crescente incapacità di approfondire e documentarci prima di esporci. E’ il lato oscuro della rete che, per carità, non va accettato ma contro il quale c’è ben poco da fare: perché bullismo, cattiveria gratuita, insulti e calunnie non si arginano in nessun modo, né rispondendo a tono né porgendo, in maniera francescana, l’altra guancia.

E così, se don Mirco pubblica un’omelia sulla difesa della famiglia sai già che riceverà in risposta il pippotto su “chiesa e pedofilia”, se qualcuno pubblica un appello al vaccino vuoi vedere che spunta il solito “no vax” con l’elmetto?, se Gozzoli annuncia il divieto dei fuochi a Capodanno, scontato come un libro già letto, qualcuno scriverà “E allora la festa di Garibaldi?”. Perché, a volte, più che cattivi, siamo banali. Come le discussioni sui camperisti che parcheggiano “alla cazzo”, sui gabbiani che ci svegliano la mattina o sui cassonetti di Hera che puzzano di rifiuti e non di Hypnotic di Poison.

 
 

Su Facebook diventiamo dei “maestri di vita” e, malgrado la nostre miserie quotidiane (cornuti, malaticci e in bolletta), ci sentiamo in diritto di giudicare e di dare lezioni su tutto. E invece aveva ragione Umberto Eco quando scriveva che i social “hanno concesso diritto di parola a legioni di imbecilli” anche se un conto è l’intifada ignorante di chi non ha studiato e un altro è lo “schiumare” degli haters o dei nerd arrabbiati che ha invece motivazioni più pedagogiche e viscerali.

Ora, che gli utenti di facebook rappresentino uno spaccato fedele della popolazione di Cesenatico è un’ipotesi a cui non voglio neppure pensare anche perché – nascosti dietro al profilo social di sedicenti hooligan e terroristi – ci sono sovente persone per bene e del tutto inoffensive. Però, ripercorrendo il bestiario 2021 degli interventi più imbarazzanti su Facebook, ci accorgiamo che il “Viva il Duce” di Donini non è certo l’unica coglionata.

Per la serie “meno giga e più neuroni”, cito un solo caso, quello di un concittadino morto quest’estate per un malore mentre faceva il bagno in mare. Tra lacrime e messaggi di cordoglio indovinate un po’ cosa ha scritto un noto professionista di Cesenatico (faccio copia e incolla): “Sì sì, continuate a fare il bagno a 60 anni sotto il sole di giugno…”. Un bel tacer non fu mai scritto avrebbe detto Dante, ma vaffanculo dico io.

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