Quando si parla di “pressioni sugli ospedali” non si intende soltanto il dato sull’occupazione dei posti letto nelle terapie intensive e nei reparti Covid, ma anche di come la pandemia condizioni la normale attività all’interno dei reparti.

Tra gli effetti più nefasti del Covid c’è la necessità da parte degli ospedali di ridurre gli interventi in sala operatoria, “tagliando” di fatto tutte le attività ritenute non urgenti.

Al “Bufalini” di Cesena, ad esempio, in questo periodo di emergenza e di carenza endemica di personale (soprattutto di infermieri), gli interventi chirurgici ordinari sono stati ridotti del 20-25%. Una decurtazione significativa anche se assai meno traumatica di ciò che sta avvenendo in altri ospedali italiani, dove le riduzioni sfiorano anche l’80%.

 
 
 

Sarà così – comunica Ausl Romagna – almeno per un’altra decina di giorni visto che il picco pandemico è atteso per l’ultima settimana di gennaio.

Una scelta inevitabile, come detto, visto che dei 17mila dipendenti dell’Ausl Romagna poco meno di un migliaio – tra contagiati e no vax – sono a casa.

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