Anche i negozi di cinesi a Cesenatico le vendono ad un euro. Segno che la raccomandazione da parte della struttura commissariale retta dal generale Figliuolo di contenere il prezzo delle mascherine Ffp2 a 0,75 centesimi è l’ennesima presa per i fondelli. Perché, nel libero mercato, l’imposizione delle tariffe è sempre un esercizio complicato, soprattutto se – come in questo caso – i controlli sono del tutto inesistenti.

Il “prezzo calmierato” delle mascherine Ffp2, come noto, era il frutto di un accordo fra il ministero della Salute e le associazioni di categoria Federfarma, Assofarm e Farmacie unite.

Un provvedimento richiesto a gran voce dalle associazioni dei consumatori dopo che, dallo scorso 10 gennaio, le mascherine Ffp2 sono state dichiarate obbligatorie in cinema, teatri, stadi e, soprattutto, sui trasporti pubblici locali (autobus, tram, metropolitane, treni regionali). I trasgressori rischiano una multa da 400 a 1.000 euro e dunque – dopo le speculazioni registrate nel mese di dicembre (c’è chi le vendeva anche a 3 euro) – il Governo ha pensato bene di correre ai ripari.

 
 
 

Ma il prezzo non è un’imposizione, bensì solo un’indicazione. E così, come impone la legge del libero mercato, in pochi si sono adeguati. Dovevano farlo, per l’accordo di cui sopra, tutte le farmacie ma, considerando la risicata marginalità, in tanti hanno pensato bene di ordinarne un numero modesto, lasciando la vendita ad altre realtà commerciali, come supermercati o tabacchi. Che non avendo siglato quell’accordo, a Cesenatico come altrove (tranne qualche eccezione), continuano a proporle a 1,30 o 1,50 centesimi. Insomma, la solita fregatura all’italiana.

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