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E’ stato un mozzicone di sigaretta – una Winston – ad incastrare Yassine Bouak, il 33enne marocchino accusato di essere il predatore sessuale che, nella serata dello scorso 11 febbraio, ha stuprato una donna nei pressi della foce del fiume Rubicone.

L’uomo, infatti, sarebbe stato immortalato da una telecamere di un albergo mentre si allontanava dopo l’aggressione. Le immagini lo ritraggono, in particolare, mentre stava gettando a terra una sigaretta poi recuperata dagli inquirenti. Oltre all’estrazione del Dna, grazie a quel mozzicone, è stato possibile risalire alle sue generalità. Ad un tabaccaio di Gatteo Mare, infatti, quella figura del video non era nuova: “E’ circa sei mesi che viene qui a comprare le stesse Winston…” ha confermato ai carabinieri.

 
 

Ad offrire nuovi elementi probatori l’analisi delle cellule telefoniche che hanno permesso di appurare che, al momento dell’aggressione, il marocchino si trovasse nell’area incriminata.

A complicare le indagini, però, il fatto che Yassine Bouak fosse clandestino sul territorio italiano e dunque la sua presenza nel nostro paese non era recensita. Le indagini dell’Arma tuttavia hanno consentito di risalire alla sua dimora, un’abitazione di Gatteo Mare che condivideva con alcuni parenti almeno fino alla serata dello stupro.

Il giorno dopo l’episodio, infatti, il magrebino sarebbe salito su un treno alla stazione di Bellaria dove avrebbe raggiunto un paesino del veronese. Lì è stato arrestato dai carabinieri di Cesenatico anche se, davanti alle divise, non avendo alcun documento d’identità, ha provato a negare di essere Yassine Bouak.

 
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