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“Avevo i tavoli già tutti prenotati ma, per mancanza di personale, sia la domenica di Pasqua che il lunedì successivo ho dovuto chiudere il ristorante e chiamare, uno per uno, tutti i clienti per spiegare che non avrei potuto dar loro da mangiare”. Ha l’aria sconsolata Nicola Calò, giovane imprenditore della ristorazione, titolare del nuovo “Bell’Aria” (inaugurato un mese fa a Bellaria Igea Marina) e, da qualche anno, gestore del ristorante “Km 175” sulla Statale Adriatica di Cervia (l’ex pasticceria Rosa). E proprio quest’ultimo locale, in uno dei weekend più importanti dell’anno, ha dovuto abbassare la serranda per mancanza di personale: “Giorni e giorni di preparazione per il fine settimana più atteso della primavera – racconta Calò – e poi è bastata una cameriera con la febbre per mandare tutto all’aria. Quando ho comunicato, non senza imbarazzo, ai clienti di Cervia che avrei dovuto disdire la loro prenotazione per Pasqua, qualcuno ha capito, ma altri non l’hanno presa bene e c’è anche chi, in un momento di comprensibile rabbia, ha pubblicato delle recensioni negative su TripAdvisor. Insomma, oltre al danno la beffa. Il problema è che non parliamo dell’emergenza sporadica di un giorno, bensì di una situazione di difficoltà che, nella gestione dei locali, è ormai diventata una triste regola”.

 
 
 

“Quando ho aperto i miei due ristoranti in Romagna – spiega – pensavo che il mio principale ‘problema’ fosse quello di trovare i clienti, invece mi sono accorto paradossalmente che la parte più difficile è trovare chi lavora. Sono nel mondo delle imprese da tanti anni, ma non mi sono mai trovato in una situazione così critica. Noi cerchiamo personale anche specializzato. Non semplici camerieri o lavapiatti, ma professionalità da valorizzare, gente con cui iniziare un percorso e costruire uno staff proiettato nel futuro. Io offro regolari contratti di assunzione, con uno stipendio reale, il giorno di riposo ed un ambiente di lavoro dove i dipendenti non sono considerati un costo, ma delle risorse. Io ho due locali, uno a Cervia ed uno a Bellaria, ma se io e mia moglie in questi giorni non ci fossimo improvvisati camerieri, probabilmente uno dei due ristoranti avremmo già dovuto chiuderlo”.

 
 
 
 

Una situazione comune a tutte le attività della riviera romagnola, dove la penuria di lavoratori – più del Covid, della guerra e del caro-vita – è ormai diventata l’emergenza più preoccupante: “Non voglio in nessun modo fare un discorso classista – prosegue Calò – ma temo che tutti questi sussidi, distribuiti a pioggia sul territorio nazionale, abbiano un po’ rovinato il mondo del lavoro. Oggi tanta gente preferisce ‘accontentarsi’ e, di fronte a proposte di assunzioni serie e regolari, sceglie il reddito di cittadinanza anziché una stagione di lavoro. Sui nostri social abbiamo pubblicato e sponsorizzato tantissimi annunci, ricevendo in cambio zero risposte. In questo scenario davvero preoccupante sta emergendo un fenomeno nuovo, quello del ‘furto del personale’, una guerra dei poveri che, a colpi di ‘incentivi’ pagati in nero, rischia di mettere in ginocchio tante attività”.

“Io vorrei che i miei ristoranti lavorassero a pieno regime ma, non potendo spremere la forza lavoro, avendo i dipendenti contati, sono costretto a fare delle scelte, chiudendo i locali a metà giornata o comunque rinunciando a più turni di ristorazione. A Bellaria, nel fine settimana di Pasqua, malgrado avessimo aperto da appena un mese, ho mandato via un centinaio di persone. Il paradosso è questo – conclude Calò – i clienti non mancano ma, senza personale, non hai la possibilità di accontentarli”.

 
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