I sindacati hanno già inviato tre lettere all’Ausl Romagna per denunciare una situazione ormai diventata insostenibile per i lavoratori. In particolare, ad alzare la voce, sono gli infermieri dell’ospedale Marconi di Cesenatico.

“La situazione si è aggravata con la pandemia, ma anche oggi l’emergenza lavorativa in reparto non è terminata”, spiegano alcuni infermieri che lavorano in uno dei reparti dell’ospedale di Cesenatico.

Così se con la pandemia era stato chiuso uno dei cinque reparti del Marconi (Dialisi, Medicina, Lungodegenza, Medicina Riabilitativa e Punto di Primo Intervento) per impiegare infermieri e medici nei reperti Covid, con la fine dell’emergenza, oggi, tuitti i reparti sono tornati operativi: “Si è sempre trattato di decisioni repentine – continua il racconto dell’infermiere – e da un giorno all’altro ci siamo adattati a una situazione completamente nuova”.

 
 
 
 

Il personale sanitario arriva quindi da due anni stremanti, ma anche oggi la situazione continua ad essere difficile: “Siamo esausti, i carichi di lavoro sono aumentati, i pazienti da trattare sono più complessi e meno stabili e il numero del personale è sempre lo stesso – continuano gli infermieri – Ci sarebbe necessità di avere più OSS (operatore socio-sanitario, ndr.) e personale infermieristico, ma l’azienda è convinta che i numeri siano consoni al lavoro”.

Ma per i lavoratori non è così: “Com’è possibile che siano consoni al lavoro quando facciamo doppi turni con 12 ore in reparto, ci salta il giorno di riposo, le ferie molto spesso ci vengono sospese, i caposala devono fare i turni con noi infermieri e spesso ci è stato chiesto un demansionamento rientrando in corsia come OSS? Se in reparto due colleghi sono assenti per malattia, siamo in emergenza e tutto questo non è corretto nei confronti dei pazienti e di noi stessi. Non possiamo permetterci nessuna distrazione e con la stanchezza tutto diventa più rischioso”.

 
 
 
 
 

“Ci sentiamo abbandonati dall’intero sistema – continua il racconto – e dopo le tre lettere inviate dai sindacati, l’unico rimedio, ma messo in pratica in modo saltuario, è stato l’impiego di colleghi di altri reparti che a loro volta hanno rinunciato al riposo”.

L’emergenza in corsia continua per infermieri OSS e medici: “Dove sono finiti i colleghi che avevano assunto negli hub vaccinali o quelli impiegati nei reparti Covid? Per quale motivo non si investe nella sanità dopo tutto quello che abbiamo passato?”.

Queste le domande di chi è stremato dai turni di lavoro, è stato in prima linea durante l’emergenza Covid e a livello economico non viene neppure “premiato”: “Quando salta il riposo, le ore aggiuntive ci vengono pagate come straordinario, pochi euro in più rispetto al nostro onorario. L’azienda, infatti, avrebbe la possibilità di pagarci queste ore aggiuntive come POA (prestazioni orarie aggiuntive, ndr), ma non avviene mai perchè si tratta di cifre raddoppiate rispetto allo straordinario”.

Insomma – come sempre – la storia sembra non insegnare nulla…

 
Anna Budini

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.

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