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a cura di Federica Gualdani

Dal 22 settembre entrerà in vigore il decreto, pubblicato ad agosto 2023 in Gazzetta Ufficiale, che prevede l’inserimento degli estratti di Cbd (cosidetta cannabis light per il basso tacco di thc, il princio attivo della cannabis) per uso orale nella tabella dei medicinali stupefacenti. Ciò li rende illegali se non per utilizzi farmacologici.

Si sa: paese che vai, usanza che trovi. Ma l’Italia, anche questa volta, vuol fare le cose in grande: se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e la Corte di Giustizia dell’Unione Europea non hanno da ridire sul Cbd, l’Italia procede di testa propria e mette gli estratti all’index dei “proibiti”.

Il settore di vendita insorge: niente di “stupefacente”, solo la normale reazione di chi deve fare i conti con le restrizioni. La decisione ormai è presa. Tutto ciò che resta da fare è ipotizzare le conseguenze e, per quanto possibile, arginarne le perdite.

una manovra mirata ad indebolire il settore

Riccardo Ferrini

Cesenatico analizza la tematica e dice la propria. La voce è quella di Riccardo Ferrini, titolare di Cbweed Shop Cesenatico: “Non è tanto grave il provvedimento in sé – spiega Riccardo – alla fine viene proibito l’uso orale, ma il Cbd ha anche altre modalità di somministrazione. Il brutto è quando il Governo decide di mettersi di traverso nei confronti di un’intera area commerciale. Non è un bel segnale. Fin troppo facile notare come questa sia una manovra mirata ad indebolire il settore, attaccandolo direttamente. Difficilissimo, invece, fare previsioni: non sappiamo cosa aspettarci dal futuro, ma con un Governo simile chi lo saprebbe? Anzi, a dirla tutta non ci aspettavamo nemmeno che nel 2023 un’amministrazione di estrema destra potesse prendere le redini nazionali”.

Il Decreto, sospeso nel 2020 dall’allora ministro Roberto Speranza e rimasto nel limbo (come spesso accade nel Belpaese) risorge dalle scartoffie. Schillaci coglie la palla al balzo e segna il rigore restrittivo.

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