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Non che servissero i numeri per certificare l’andamento incerto dell’estate 2023 ma, se non altro, i dati di agosto cristallizzano un’evidente decrescita del nostro turismo che, benché generata in parte da cause “esterne”, non può non preoccupare. Anche perché, tolta l’alluvione di maggio, alcuni fattori (in primis il carovita) non hanno davvero il crisma dell’eccezionalità.

I trend sono ancor più negativi se rapportati alle ottimistiche premesse della scorsa primavera che, secondo gli analisti, avrebbe dovuto condurci verso un’estate col pienone. E invece l’alluvione ha scompaginato tutti i piani, condannando la riviera ad una partenza ad handicap. Ma l’elemento più preoccupante è che il “mese di recupero” non c’è stato e, anche su base annuale, i dati sono in rosso.

Consola fino ad un certo punto il 2° posto di Cesenatico su scala regionale (dietro a Rimini) come presenze turistiche. Si tratta, infatti, di un dato ormai consolidato che non sposta granché i grafici. 

In ogni caso, nel mese di agosto, i pernottamenti a Cesenatico sono stati 955.367, con una diminuzione del -4,6% sul 2022 e del -3,1% sul 2019 (l’estate pre Covid). Significativo l’aumento degli stranieri, saliti a 144.780 pernottamenti con una crescita del 5%, ma va detto che i numeri complessivi sono piuttosto bassi e dunque incidono marginalmente sui flussi generali. In calo invece le presenze degli italiani che ad agosto sono state 810.587, con una diminuzione del 4,4%.

 
 
 
 
 
 
 

Guardando al periodo compreso tra gennaio e agosto i numeri migliorano leggermente. Le presenze complessive conteggiate sono 2.941.886; il segno rosso è del -3,2% sull’anno scorso e del -2,4% sul pre Covid.

Va meglio per quando riguarda gli arrivi. In tutto i turisti arrivati per pernottare a Cesenatico sono stati 131.378, meno che in luglio, ma sostanzialmente stabili rispetto al 2022 (-0,5%) e al 2019 (-0,9%). Il totale dei primi otto mesi dell’anno è di 502.710 arrivi, con una crescita del +1,9% rispetto all’ultimo anno del pre Covid e una diminuzione del -1,5% rispetto all’anno scorso.

I dati di presenze e arrivi non fotografano però l’andamento dell’extra-ricettivo, nel quale si segnalano le carenze più marcate. Quasi tutti gli operatori turistici, infatti, parlano di una platea di vacanzieri con una più modesta propensione alla spesa. Sia nei locali che – soprattutto – nelle attività commerciali il “segno meno” è molto più evidente rispetto al segmento alberghiero.

 
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