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Sono giorni di legittima apprensione per i 127 stabilimenti balneari di Cesenatico. Dopo il valzer delle proroghe e dei ricorsi, il prossimo 31 dicembre scadono le concessioni balneari che, secondo le direttive della Bolkestein, dovranno andare all’asta.

Se così fosse, molti operatori balneari della nostra città potrebbero rimanere senza l’azienda.

A preoccupare la categoria due sentenze del Consiglio di Stato (una formalmente inoppugnabile), secondo le quali gli stabilimenti balneari devono andare a bando.

Tuttavia, la preparazione tecnica delle aste pubbliche è ancora in alto mare (mancano criteri e norme) e questo lascia supporre che, a breve, potrebbe essere annunciata una nuova proroga (almeno di un anno). Così è stato negli anni scorsi, ma questa volta l’Europa vigila e non sarà semplice aggirare i diktat di Bruxelles anche se tutti i comuni costieri hanno già alzato le braccia, spiegando che non c’è il tempo materiale per poter organizzare i bandi.   

Siamo in una fase di stallo, anche se il Governo – prima o poi – dovrà esprimersi sulla questione. Il problema è che, stavolta, una “soluzione interna” non basterà. Bisognerà infatti convincere l’Europa, altrimenti le aste restano un approdo inevitabile.

 
 
 
 
 
 
 

E così, mentre incombono sulla riviera gli interessi delle grandi multinazionali, anche a Cesenatico si attende qualche informazione ufficiale da parte dell’Esecutivo che, già in passato, aveva dato incoraggianti rassicurazioni ma che, ultimamente, anche rispondendo ad un’interrogazione parlamentare di Forza Italia, si è limitato a dare risposte parziali ed evasive. Tanto che le opposizioni hanno già cominciato a fare il loro pressing sul tema: “A soli cinquanta giorni dalla scadenza delle concessioni demaniali marittime vigenti – ha detto il senatore del Movimento 5 Stelle Marco Croatti – regna l’incertezza più totale sul futuro del comparto balneare. Questo governo ignavo, incapace e pericoloso non ha dato ancora nessuna indicazione ai Comuni costieri che, in pochi giorni, saranno obbligatoriamente chiamati a indire le gare”.

Ma non tutto, come dicevamo, è perduto. Come ha spiegato, di recente in un’intervista a Il Resto del Carlino, il presidente regionale del Sib Simone Battistoni, “il governo potrebbe trovare un accordo in tempi brevi con l’Unione Europea, mettendo sul piatto un piano con 3mila nuove concessioni, di cui 1.500 da destinare a imprenditori giovani, a imprese femminili e aziende e cooperative impegnate nel sociale, e le altre 1.500 da mettere a bando sul libero mercato”. Insomma, poiché solo un terzo delle coste italiane sono occupate da stabilimenti, l’inserimento sul mercato di nuove concessioni potrebbe risolvere, a monte, il contenzioso.

 
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