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Gli esperti lo avevano previsto: tra influenza, Covid, nuovi ceppi batterici e malattie da raffreddamento, poco prima di Natale in Romagna, si sarebbe registrata un’ondata anomala di malati.

Non siamo ancora al picco, ma le prime avvisaglie già ci sono. Soprattutto nel Riminese dove, in questi giorni, il pronto soccorso dell’ospedale “Infermi” ha più volte rischiato il collasso. Eh già perché, per i soggetti fragili non vaccinati, l’influenza (sia quella normale che quella da Covid) rappresenta un pericolo che non può essere sottovalutato. E sono stati tantissimi i pazienti che, alle prese con problemi respiratori non ordinari, in questi giorni sono stati costretti a rivolgersi al pronto soccorso.

Come detto, non è una sorpresa: nell’aria circolano diverse forme virali, dall’influenza alla para-influenza, fino al Covid e ad altre forme batteriche come le infezioni da streptococco.

E poi c’è il virus respiratorio sinciziale, che specialmente in Lombardia e altre regioni sta contribuendo a intasare le pediatrie. Dall’ultimo report sulle infezioni respiratorie, l’incidenza risulta in aumento in tutte le fasce d’età ma ha raggiunto il 33% tra i bambini 0-4 anni, con un leggero incremento rispetto agli anni precedenti.

Se le strutture sanitarie riminesi sono già in sofferenza, la stessa sorte – è matematico – toccherà fra qualche giorno anche a quelle del Cesenate.

Per questo le Autorità Sanitarie stanno lanciando diversi appelli affinché i cittadini non prendano d’assalto i pronto soccorso dove il 67% degli accessi riguarda casi di bassa e bassissima complessità, in prevalenza codici bianchi e verdi. E questo rappresenta un problema nel problema perché un numero eccessivo di “accessi impropri” limita e riduce la presa in carico dei pazienti più gravi da parte del personale sanitario.

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