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Scoppia il caso in Emilia-Romagna per la delibera della Regione sul “fine vita” con cui – di fatto – si scavalca il voto in aula e si garantisce il suicidio assistito in 42 giorni.

Le opposizioni non ci stanno e Forza Italia – anticipano alcuni quotidiani nazionali e la stampa locale – sta già preparando un ricorso al Tar.

Nel mirino l’atto annunciato venerdì sera dalla Regione, con cui si istituisce un comitato etico con medici e giuristi e si danno linee guida precise alle aziende sanitarie sul suicidio medicalmente assistito. La delibera recepisce la sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale di fatto prima di passare dall’aula.

La consigliera regionale di Forza Italia, Valentina Castaldini, aveva subito sottolineato venerdì che in questo modo il presidente Bonaccini “cerca di eludere il voto per evitare di spaccare il gruppo Pd”, mentre “la democratica” Schlein “commissaria di fatto l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna”. Anche la stessa associazione Coscioni aveva puntato il dito contro quello che giudica un escamotage: “Se la delibera sarà usata per fermare la nostra legge e affossarla in Commissione, rinviandola a dopo le elezioni, allora ci mobiliteremo per impedirlo”. Il 13 febbraio è calendarizzata la proposta della cosiddetta legge Cappato in consiglio regionale. Dopo la delibera sarà dirottata in Commissione dove potrebbe restare per un po’. 

 
 
 
 
 
 
 

In Regione Forza Italia, anticipa Valentina Castaldini a Qn e Repubblica, prepara il ricorso al Tar insieme a cittadini, associazioni e “a chiunque vorrà appoggiare la battaglia”. Martedì, quando la proposta di legge approderà in Regione, la consigliera azzurra chiederà la votazione immediata di una risoluzione per richiedere un parere all’Avvocatura dello Stato. Anche la capogruppo di Fratelli d’Italia Marta Evangelisti va in questa direzione. “Le perplessità sul progetto di legge ci sono – dice al Corriere di Bologna – Chiederemo subito che venga posto un quesito all’Avvocatura generale dello Stato, come fatto in Veneto e in Friuli Venezia Giulia. In quel caso è stato rilevato che una legge regionale sul fine vita ‘potrebbe esporsi a rilievi di non conformità al quadro costituzionale di riparto delle competenze legislative tra Stato e Regioni’. Un tema così complesso dovrebbe essere discusso a livello nazionale”.

 
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