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In Emilia-Romagna, da gennaio a maggio 2024, i 42 Centri di assistenza urgenza (Cau) attivi hanno ridotto del 15,5% gli accessi in pronto soccorso per i codici bianchi e del 9% per i codici verdi.

“Stanno funzionando”, assicura l’assessore regionale alla Salute, Raffaele Donini, nel corso di una conferenza stampa in Regione.

Per Donini i numeri mostrano anche “una costante riduzione della pressione sui pronto soccorsi, dato che solo due mesi fa le stesse percentuali, con un numero inferiore di Cau sul territorio, erano quasi la metà. Per tutto il 2024, poi, si prevedono 400mila accessi ai Cau (al momento sono oltre 200mila, ndr), su un totale di 1,8-2 milioni al pronto soccorso più l’offerta Cau, disponibile 24 ore su 24”. L’ipotesi è che ad un anno dall’introduzione dei Cau si riducano “del 20-30% gli accessi ai pronto soccorsi per le patologie a bassa complessità”.

Da dicembre, inoltre, sarà attivo anche “il numero 116117 – aggiunge Donini – che i cittadini potranno contattare per le urgenze a bassa criticità e attraverso il quale anche effettuare la prenotazione in tempi brevi nei centri di gestione per le urgenze”.
Numeri incoraggianti, che nel 2025, quando i Cau attivi saliranno a 50 in tutta l’Emilia-Romagna, per l’assessore Donini sono destinati ad aumentare ulteriormente. “Le critiche costruttive le ascoltiamo, ci aiutano a migliorare. Sui Cau, dove lavorano tanti bravi medici e infermieri, siamo stati pioneri”, rilancia l’assessore, replicando così alle critiche arrivare gli dal fronte sindacale. Donini si dice anche sicuro che il modello emiliano-romagnolo è destinato a fare scuola.
“Molte Regioni vengono qui a vedere come funzionano i Cau, per ora ci sono solo in Emilia-Romagna – conclude Donini – ma crediamo possano essere uno stimolo per affrontare il tema dell’emergenza urgenza a livello nazionale”.

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