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In vista del passaggio della Fiamma Olimpica a Cesenatico, Cesena e lungo la via Emilia, previsto per il 6 gennaio 2026, Legambiente Forlì-Cesena esprime “una posizione critica nei confronti delle Olimpiadi Invernali Milano–Cortina 2026. Una posizione che nasce da analisi documentate, anni di monitoraggio e da una riflessione politica, ambientale e sociale sul modello stesso di questi Giochi – si legge nella nota stampa – Dal 2024, insieme a molte altre realtà della società civile, abbiamo approfondito i temi legati a costi, impatti ambientali e trasparenza delle Olimpiadi. Il lavoro è stato portato avanti all’interno della Rete Open Olympics 2026, che ha prodotto tre rapporti di monitoraggio indipendente sulle opere, sulle spese pubbliche, sugli effetti climatici e sull’accesso alle informazioni. Il quadro che emerge è fortemente critico”.

Un modello olimpico dominato da interessi economici

Lo spirito olimpico di cooperazione, pace e bene comune appare sempre più lontano. A prevalere sono logiche di profitto, sostenute da grandi sponsor come Coca-Cola ed Eni, la cui sostenibilità ambientale e sociale è oggetto di forti contestazioni. Anche il richiamo alla “tregua olimpica” rischia di restare retorico, in un contesto internazionale segnato da guerre e da decisioni del Comitato Internazionale Olimpico giudicate contraddittorie e selettive sul piano politico ed etico.

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Poca trasparenza e diritto a sapere limitato

Nonostante l’apertura del portale Open Milano Cortina 2026 nell’ottobre 2024, l’accesso ai dati resta incompleto. Mancano informazioni chiare su:

  • numero totale delle opere;

  • costo complessivo delle Olimpiadi Milano–Cortina 2026;

  • utilizzo delle risorse pubbliche, comprese quelle per le Paralimpiadi.

Secondo i dati disponibili di SIMICO S.p.A., sono monitorate 90 opere per un valore di 3,54 miliardi di euro, ma la Fondazione Milano Cortina 2026 ha rifiutato di rendere pubblica parte della documentazione richiesta. Anche l’accesso ai dati di Comuni e Regioni risulta spesso negato o ostacolato.

Impatti ambientali e climatici preoccupanti

Dal punto di vista ambientale, le criticità sono evidenti:

  • il 64% delle opere non è stato sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale;

  • scarsa partecipazione della cittadinanza alle procedure di VIA;

  • un’impronta climatica stimata in oltre 1 milione di tonnellate di CO₂ equivalente, senza dettaglio per singola opera;

  • consumo di suolo pari a 59 ettari, soprattutto in territori montani fragili.

Perché non partecipiamo alle celebrazioni

Per queste ragioni non ci associamo alle celebrazioni istituzionali per il passaggio della Fiamma Olimpica. Celebrare senza interrogarsi significa accettare una narrazione che nasconde impatti ambientali, costi elevati e scarsa trasparenza. Noi scegliamo di porre domande, basate sui dati e sul diritto dei cittadini a sapere.

La Rete Open Olympics 2026, di cui fanno parte anche associazioni come Legambiente, continua a chiedere chiarezza e responsabilità.

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.

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