Il Consiglio dei Ministri ha deciso di commissariare le Regioni Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Sardegna per il mancato via libera ai piani di dimensionamento scolastico in vista del prossimo anno. Una scelta che ha acceso lo scontro politico, soprattutto in Emilia Romagna, dove Pd e Movimento 5 Stelle attaccano duramente il Governo.
Secondo il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, il provvedimento è “necessario per rispettare gli impegni assunti dall’Italia con l’Unione Europea nell’ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico”. Il Ministro sottolinea inoltre che, negli ultimi tre anni, l’azione dell’esecutivo si è basata sulla collaborazione istituzionale, con l’obiettivo di salvaguardare qualità e continuità del servizio scolastico.
Dal Ministero ricordano che il dimensionamento scolastico è una delle riforme previste dal Pnrr, introdotta dal precedente Governo, e mira ad adeguare la rete delle scuole al calo della popolazione studentesca su base regionale. Il mancato rispetto di questa scadenza, spiegano, potrebbe mettere a rischio i fondi europei già assegnati all’Italia. Viene inoltre precisato che la misura riguarda solo l’organizzazione amministrativa e non comporta la chiusura dei plessi scolastici.
In Emilia Romagna la reazione è netta. Il deputato Pd Andrea De Maria parla di una decisione “unilaterale e autoritaria”, ribadendo che il dimensionamento non può essere ridotto a un semplice calcolo numerico. “Sono in gioco equità, accessibilità e qualità educativa – afferma – e non si possono ignorare le specificità geografiche, sociali e culturali dei territori”. Secondo De Maria, sarebbe stato necessario un confronto reale con le autonomie locali, anziché una scelta centralistica.
Sulla stessa linea il Movimento 5 Stelle. Per i coordinatori regionali Marco Croatti e Gabriele Lanzi, insieme alla deputata Stefania Ascari e al consigliere regionale Lorenzo Casadei, il commissariamento non è un atto tecnico, ma “una scelta politica grave” che colpisce la scuola pubblica e l’autonomia territoriale. I pentastellati denunciano il rischio di tagli, accorpamenti forzati e riduzione delle dirigenze, con un impatto particolarmente pesante sulle aree interne, le periferie e i piccoli Comuni, dove la scuola rappresenta spesso l’ultimo presidio dello Stato.

