Un presunto episodio di discriminazione all’ingresso di una discoteca di Cesenatico è stato segnalato alla nostra redazione da un giovane residente nella provincia di Forlì-Cesena, che ha scelto di raccontare quanto accaduto in forma anonima.
I fatti risalgono a sabato 31 gennaio, alla discoteca NRG di Valverde, dove il ragazzo si era recato insieme a un gruppo di amici. Dopo circa un’ora di fila, arrivato all’ingresso e mostrata la patente di guida come documento di identità, sarebbe stato invitato da un addetto alla sicurezza a spostarsi in una fila laterale, senza ricevere spiegazioni chiare sul motivo della decisione.
Secondo quanto riferito, mentre lui veniva fatto attendere, tutte le persone dietro di lui — compresi gli amici con cui era arrivato — sarebbero entrate regolarmente nel locale. “L’unica persona lasciata fuori ero io”, racconta. Nonostante non avesse violato alcuna regola del locale — risultando sobrio, tranquillo, vestito in modo adeguato e non segnalato per precedenti — “mi sono sentito profondamente a disagio, umiliato e giudicato”.
Il giovane precisa di essere nato a Cesena, di avere documenti italiani e di avere origini marocchine. Proprio questo aspetto lo porta a ritenere che la decisione possa essere stata influenzata da criteri discriminatori. “In passato avevo già notato episodi simili nello stesso locale, ma li avevo sempre attribuiti a problemi pregressi delle persone coinvolte”, spiega.
Dopo l’accaduto, il ragazzo sarebbe riuscito a entrare nel locale solo grazie all’intervento di una conoscenza presente all’interno del locale. Una circostanza che, a suo avviso, rende l’episodio ancora più problematico: “Non è accettabile dover ‘smuovere conoscenze’ per entrare quando non si è fatto nulla di sbagliato”.
Pur riconoscendo l’importanza dei controlli e delle esigenze di sicurezza all’ingresso delle discoteche, il giovane sottolinea come tali verifiche dovrebbero avvenire “in modo equo e trasparente, senza basarsi sull’aspetto fisico o sul colore della pelle”.
La segnalazione, conclude, nasce dalla volontà di non restare in silenzio: “Queste situazioni non colpiscono solo una persona, ma creano esclusione e allontanano chi vorrebbe semplicemente passare una serata tranquilla”. L’auspicio è che il racconto possa contribuire ad aprire un confronto e a prevenire il ripetersi di episodi simili.
La replica del locale
“La sicurezza, alla quale noi ci affidiamo, fa il lavoro di filtraggio e prevenzione – spiega il titolare Simone Monticelli – Lavoriamo in maniera molto coscienziosa e nel locale entrano ragazzi e ragazze sia italiani che stranieri, così come i nostri dipendenti sono sia italiani che stranieri. Per questo non c’è nessun discorso di discriminazione e queste accuse le rimando indietro al mittente. Devo anche ammettere che siamo un po’ stanchi di questa tiritera che viene usata ogni volta per fare polemica. Oggi, rispetto agli anni passati, abbiamo molte più responsabilità, di conseguenza la nostra attenzione deve essere ancora più alta. Da diversi anni nel nostro locale non capita nulla, questo significa che stiamo lavorando bene e facciamo un lavoro sistematico di prevenzione. Lo facciamo per mettere in sicurezza tutti i ragazzi che entrano nel locale, mentre lasciamo fuori quelli che non sanno stare in mezzo agli altri. Solitamente le persone che vengono lasciate fuori sono chi ha già creato problemi in passato e chi palesemente non ci dà fiducia per atteggiamenti o maleducazione. La prevenzione non è razziale, dal locale sono stati lasciati fuori sia italiani che stranieri – conclude Monticelli – Siamo obbligati a fare selezione perchè solo in questo modo si può garantire la sicurezza di tutti i ragazzi. Certo, la sicurezza può anche sbagliare, ma credo sia meglio sbagliare, piuttosto che avere all’interno persone che possono creare dei problemi”.

