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Il bagno Milano di Cesenatico spegne 100 candeline: nato nel 1926, ecco il racconto di Mara Maltoni, figlia del fondatore dello storico stabilimento, e a sua volta parte attiva di questa lunga storia che continua ancora oggi.

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Gli inizi…

“Il bagno Milano è nato negli anni ’20 grazie a mio padre Salvo Maltoni e a mia mamma. La concessione gli venne data dall’allora proprietario dell’hotel Milano, che al tempo si trovava dove oggi c’è il grattacielo. Il proprietario era il dottor Sirovich. 

La concessione riguardava: una cabina, 4 pali e 3/4 sedie.

Dalla creatività di mio babbo, seppur fosse una persona molto semplice, e dalla sua propensione per il futuro, tutto ha avuto inizio e si è sviluppato negli anni…”.

Bgano Milano

Un progetto famigliare…

“Al bagno collaboravamo tutti: in famiglia eravamo quattro figlie, e in più c’erano i fratelli di mio babbo e i loro figli, i nostri cugini.

Inizialmente il bagno non permetteva di vivere, considerata anche la famiglia numerosa che eravamo, quindi mio babbo d’inverno continuava a fare il muratore.

La spiaggia, poi, era particolare: le persone di Cesenatico non andavano al mare, ma lo facevano soltanto quelle facoltose. Finita la guerra, ad esempio, veniva chi alloggiava all’hotel Pino e si spostava fino al mare con la carrozza. Negli anni ’20 – ’30 – ’40, si iniziò a lavorare anche con i feriti di guerra che trovavano alla colonia Agip una specie di sanatorio.

Il nostro bagno era uno dei pochi efficienti in quel periodo e ricordo che mio babbo diceva sempre che bastavano un pò di sole, il mare e uno sdraio per affrontare la stagione estiva.

Al tempo era tutto in legno, attrezzature comprese. Ricordo che le sdraio erano molto pesanti e tutte le sere venivano raccolti da noi e i nostri cugini. Gli ombrelloni posizionati davanti erano per le persone più facoltose, mentre per tutti gli altri c’erano delle tende che permettevano a più persone di restare all’ombra. Ad ogni mezzogiorno, quando il sole ruotando cambia posizione, andavamo a spostarle per garantire l’ombra ai clienti.

Mia mamma, invece, tra le altre cose, si occupava dei costumi e dei teli che venivano noleggiati al bagno stesso, non si portavano da casa. Ricordo che i costumi erano solo di lana e si facevano fare a Cesena da una magliaia, e ogni anno si cambiava il colore. La sera il lavoro continuava perchè erano tutte cose da lavare e preparare per il giorno dopo.

Sempre mia madre, donna molto efficiente e in gamba, utilizzava i fazzoletti grandi da uomo come deposito degli effetti personali dei clienti (soldi, occhiali…), quando andavano a fare il bagno. Scriveva con una matita il nome della persona e tutto veniva restituito a fine bagno: non ricordo ci sia mai stato un problema, ci si fidava. In qualche modo ha anticipato uno dei nostri servizi che offriamo al cliente oggi, le cassette di sicurezza”.

Bagno Milano

Dal legno alla muratura…

“Il mondo poi è cambiato e mio babbo ha cominciato a sostituire il legno con la muratura intorno agli anni ’50.

La prima terrazza mio babbo l’ha costruita negli anni ’50 con tutti i permessi che anche allora ci volevano. Il brevetto di salvamento, ad esempio, che già al tempo era richiesto, dipendeva dalla Capitaneria di Genova. I bagni invece dipendevano dalla Capitaneria di Cesenatico e poi di Rimini.

Nel periodo che va dal ’50 al ’60 iniziavano a venire i calciatori del Cesena e del Modena che facevano le sabbiature: mio babbo, quindi, accumulava la sabbia nelle buche e i clienti venivano ricoperti di questa, calda, che era utile a far uscire tutte le tossine dal corpo…

Sempre in quegli anni arrivarono le prime docce, prime fredde e poi calde.

Non c’era la ristorazione, ma il bar era presente con bibite molto semplici alle quali si aggiunsero poi i gelati.

Il fratello di mio babbo, Leo Maltoni – poeta cesenaticense – avviò quello che oggi è il noleggio delle prime bici e macchine.

In così tanti anni di storia non sono mancate le difficoltà, ma si è portati a ricordare solo le cose belle. Una difficoltà però la ricordo e risale al 1964 quando per via di una tromba marina, tutte le cabine di legno andarono distrutte e in malora. Si doveva ricominciare da capo. Avevamo anche la concessione dei mosconi e in quelle situazioni atmosferiche, era facile che li ritrovassimo all’altezza del grattacielo (costruito nel 1958)”.

Bagno Milano

Il nostro valore: le radici…

“Mio babbo ha trasmesso a noi l’amore per il lavoro: io ho sempre insegnato, ma d’estate ho sempre lavorato al mare e continuo tutt’oggi.

Al bagno sono appese le fotografie di famiglia e ancora oggi inviamo ai nostri clienti la cartolina (cartacea) di auguri scegliendo tra le nostre foto. E’ un modo per valorizzare le nostre radici.

Quello che non è mai cambiato negli anni è questo: il cliente quando viene da noi si deve sentire a proprio agio, come a casa sua. La vacanza deve essere serena. Come allora ci attrezziamo perchè questo succeda sempre”.

Oggi: Bolkestein…

“Bolkestein non voleva cambiare o stravolgere l’organizzazione della nostra riviera. L’aveva pensata per altre spiagge. I nostri parlamentari non hanno fatto nulla ed ora siamo alla resa dei conti…

A noi rinfacciano di pagare poco di tassa demaniale, ma di fatto paghiamo in base a quanto ci viene chiesto. Come un qualsiasi affittuario di una proprietà altrui, non sceglie quanto deve essere il canone, ma gli viene chiesto dal proprietario. La Bolkestein ci penalizza: sembra che noi abbiamo sfruttato un bene non nostro… e poi non è corretto parlare solo di balneari. Il riferimento è anche a tutte le strutture che sono sul territorio del demanio come ristoranti, piadinerie…”.

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