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Nicola Cocco è un medico ed ha lanciato la petizione “La cura non è un reato”, in merito ai fatti accaduti a Ravenna dove sei medici sono indagati per non aver certificato la non idoneità di alcuni stranieri ai Centri per il rimpatrio.

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La denuncia

1. L’attacco all’autonomia e alla deontologia medica

Il medico ha il dovere etico e giuridico di agire in scienza e coscienza, con l’unico obiettivo della tutela della vita e della salute (Art. 4 del Codice Deontologico). Sindacare una valutazione clinica di inidoneità al trasferimento in un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) (richiesta espressamente dall’art. 3 della Direttiva del Ministero dell’Interno del 19/05/2022) attraverso strumenti repressivi significa trasformare un atto medico in un atto burocratico di polizia. Ribadiamo che la decisione clinica non può essere subordinata a esigenze di ordine pubblico o di gestione migratoria.

2. La patogenicità dei CPR: un dato scientifico, non un’opinione

Le inidoneità certificate dai colleghi non sono “arbitrarie”, ma si fondano su dati clinici nonché sull’evidenza scientifica della natura intrinsecamente patogena dei CPR. Come attestato dal Policy Brief della World Health Organization (WHO) di gennaio 2026, la detenzione amministrativa delle persone migranti è un driver diretto di malattie infettive e disturbi psichiatrici gravi. In tali contesti, il medico che certifica l’inidoneità agisce per prevenire un danno certo alla salute, in pieno adempimento del principio di non maleficenza. Ribadiamo che l’Articolo 32 del Codice di Deontologia Medica (Doveri del medico nei confronti dei soggetti fragili) afferma che “Il medico tutela il minore, la vittima di qualsiasi abuso o violenza e la persona in condizioni di vulnerabilità o fragilità psico-fisica, sociale o civile in particolare quando ritiene che l’ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità di vita.”

3. Un modus operandi lesivo della dignità ospedaliera

Denunciamo fermamente le modalità della perquisizione a Ravenna, condotta con uno spiegamento di forze tipico delle operazioni contro organizzazioni criminali. Questo approccio, volto palesemente a ottenere clamore mediatico, umilia il personale sanitario, distoglie risorse dalla cura dei pazienti e crea un clima di intimidazione che mina la serenità necessaria all’esercizio della professione. Inoltre tale condotta si configura concretamente come interruzione di un pubblico servizio (Art. 340 c.p.), mettendo a rischio la continuità assistenziale per tutti i pazienti ricoverati e in attesa di cure.

4. La tutela della salute come pilastro costituzionale

L’Articolo 32 della Costituzione definisce la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Questo diritto non decade con lo status giuridico di una persona. L’autonomia del giudizio medico dalle procedure di polizia è l’unica garanzia per il mantenimento di un sistema sanitario universalistico e umano.

sanità

La petizione e come firmare

Chiediamo:

1) Piena solidarietà ai colleghi indagati, che hanno onorato la propria missione nonostante le pressioni di un sistema che vorrebbe la medicina asservita alla frontiera.

2) Una presa di posizione ferma della FNOMCeO e degli Ordini dei Medici provinciali per difendere l’inviolabilità dell’atto medico da ogni ingerenza investigativa che pretenda di processare una diagnosi.

3) L’intervento del Garante Nazionale per arginare lo sviluppo di un clima inquisitorio che rischia di compromettere, ove non lo stia già facendo, il diritto alla salute delle persone destinate a forme di detenzione ed il segreto professionale a cui gli operatori sanitari sono chiamati.

Quando la cura diventa un reato, è la democrazia stessa a essere in pericolo.

PS: Se sei un medico, un infermiere, uno psicologo o un altro operatore della salute, indica se vuoi l’ente o l’associazione di appartenenza

Visita la pagina della petizione

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