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Il prossimo 5 maggio è stata fissata l’udienza di appello alla Seconda Sezione della Corte di Appello di Bologna per il Processo Radici, l’inchiesta sulle presunte infiltrazioni della ’ndrangheta lungo la costa romagnola.

La notizia è stata comunicata dal sindaco all’inizio del consiglio comunale di questa sera (giovedì 26 febbraio), informando l’aula della data già calendarizzata per il secondo grado di giudizio, un passaggio ritenuto cruciale per la vicenda giudiziaria che ha coinvolto il territorio.

Le condanne di primo grado

In primo grado sono arrivate condanne significative per diversi imputati, ritenuti responsabili a vario titolo di associazione a delinquere, bancarotta, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni ed estorsione.

Il tribunale ha accolto l’impianto accusatorio secondo cui sarebbe stato messo in piedi un sistema per reinvestire capitali di provenienza illecita nel tessuto economico locale, in particolare nei settori della ristorazione, dolciario ed edilizio.

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Il filone romagnolo e le cosche coinvolte

Il filone romagnolo del Processo Radici nasce da un’indagine della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato. Alla base dell’inchiesta, l’apertura e l’acquisizione in tempi rapidi di una serie di attività commerciali lungo la Riviera.

Cinque tra bar, pasticcerie, ristoranti e hotel erano stati rilevati da un’unica società riconducibile a imprenditori calabresi. Secondo gli inquirenti, si sarebbe trattato di investimenti illeciti realizzati con fondi provenienti dalle cosche calabresi dei Piromalli e dei Mancuso, articolazioni storiche della ’ndrangheta.

Dalle indagini sono inoltre emersi comportamenti intimidatori nei confronti delle istituzioni locali: gli imprenditori coinvolti avrebbero minacciato agenti della Polizia Locale e operatori della nettezza urbana durante controlli su occupazione di suolo pubblico e smaltimento dei rifiuti.

Udienza di appello il 5 maggio

L’udienza del 5 maggio davanti alla Corte di Appello di Bologna rappresenterà ora un passaggio decisivo: i giudici saranno chiamati a confermare, riformare o annullare le condanne di primo grado.

Il Comune si costituirà parte civile anche in questo grado di giudizio.

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.

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