Bilancio di genere: che cos’è
Il Bilancio di genere, adottato dalla Regione Emilia Romagna con la legge quadro 6/2024 ha come obiettivo quello di sensibilizzare sempre più rispetto al tema della parità e del contrasto alle discriminazioni di genere.
Nella sua ultima edizione, basata sul bilancio consolidato dell’anno 2024, si fa ancora più efficace e trasparente, per la prima volta in forma completamente digitale.
Nel 2024 sono stati rendicontati 66 interventi, per un totale di circa 805 milioni di euro complessivi investiti, che includono sia azioni a impatto diretto, esplicitamente rivolte alla parità, sia a impatto indiretto, con effetti rilevanti sul superamento delle disuguaglianze. Gli interventi riguardano alcuni ambiti prioritari, come lavoro e imprenditorialità, formazione e cultura, welfare e cura, accesso ai servizi. E ancora, partecipazione alla vita pubblica, qualità dell’abitare e dell’ambiente, mobilità e vita sana, con un approccio allo sviluppo della persona, che non si ferma alla lettura puramente economica delle politiche pubbliche, ma valuta il benessere nella sua multidimensionalità, considerando le disuguaglianze di genere presenti nei diversi ambiti di vita.
La lettura in ottica di genere del bilancio regionale è supportata dal monitoraggio e dall’analisi di oltre 80 indicatori statistici che, attraverso la descrizione del contesto in cui le azioni si calano, ne permettono una migliore valutazione e, se necessario, una ricalibrazione rispetto ai bisogni emergenti delle cittadine e dei cittadini.
I dati del 2024
L’area con la maggior concentrazione di azioni è quella relativa al mondo del lavoro e del fare impresa, con lo stanziamento di 9 milioni di euro per il sostegno all’imprenditoria femminile; 1,4 milioni di euro sono stati destinati a promuovere la presenza partitaria nella vita economica, attraverso, per esempio, azioni volte a ridurre il divario salariale, e a favorire la conciliazione dei tempi di vita e lavoro. In questa dimensione, si inserisce anche la formazione permanente per l’imprenditorialità femminile (641.300 euro) e l’inclusione lavorativa di persone vittime di tratta o violenza (337mila euro).
Nell’ambito dell’accesso alla conoscenza e alla cultura, emerge come il 50% delle beneficiarie di borse per il diritto allo studio (stanziati complessivamente 74,5 milioni) siano proprio le studentesse e come nelle borse universitarie le donne superino il 62%. Sono stati inoltre investiti 275mila euro per la promozione dell’accesso ai percorsi di studio Steam per le studentesse, grazie a progetti come “Ragazze Digitali ER” e 34mila euro per iniziative di formazione rivolte al personale docente per il contrasto agli stereotipi di genere.
Una dimensione di grande rilevanza è quella del Welfare e della cura per sé e per gli altri: il Fondo per la non autosufficienza (550,3 milioni di euro) è centrato sul sostegno a servizi residenziali, domiciliari e ai caregiver familiari, con forte impatto sulle donne che rappresentano la quota prevalente di chi svolge il lavoro di cura. Non da meno, l’ambito degli accessi ai servizi: stanziati 54,5 milioni per il Fondo sociale regionale che punta al rafforzamento dei servizi per le famiglie, l’infanzia e il contrasto alla povertà educativa; e ancora, 7 milioni di euro destinati ai Centri estivi così da supportare la conciliazione famiglia-lavoro; senza dimenticare il finanziamento di centri antiviolenza e case rifugio per donne vittime di violenza (2,55 milioni), oltre a 890.000 euro per favorire i percorsi di autonomia delle donne per uscire dalla violenza e 550.000 euro per il loro supporto psicologico.
8 marzo. Campagna di comunicazione della Regione
“Una battaglia dopo l’altra” è il titolo della campagna di comunicazione voluta dalla Regione Emilia-Romagna per la Giornata internazionale della donna, che comprende un manifesto con l’illustrazione originale della disegnatrice dell’Agenzia di informazione e comunicazione, Agata Matteucci, affisso nei Comuni della regione con più di 15mila abitanti. Il progetto include anche quattro video/reel per i social della Regione, con protagoniste quattro cittadine emiliano-romagnole. Sono Elsa Antonioni, tra le fondatrici della Casa delle Donne di Bologna; Stella Joncoux Pisi, studentessa di Reggio Emilia; Lorena Linari, lavoratrice de La Perla e Zouhaira Mahmoudi, cuoca e ambasciatrice Aiw, Association for the integration of women. In brevi interviste di tre minuti raccontano le loro battaglie vinte, in corso e prossime, condividono impegno, passione, difficoltà, traguardi e sfide future, per se stesse ma in una visione sempre collettiva.
La nuova versione
La nuova versione del bilancio di genere digitalizzato semplifica la consultazione dei dati e delle informazioni: il cruscotto interattivo consente infatti un accesso più rapido alle analisi di sintesi delle azioni rendicontate e offre un ampio patrimonio di indicatori di contesto costantemente aggiornati.
Il Bilancio di genere si pone così come leva strategica per l’attuazione del gender mainstreaming (la valutazione dell’impatto per uomini e donne delle politiche in tutti i settori e livelli), consentendo di orientare le scelte di spesa verso obiettivi di equità e ottenere una migliore trasparenza, efficacia e partecipazione.
Il commento di Gessica Allegni
“Vogliamo sostenere sempre più la prospettiva di genere nelle politiche regionali- commenta l’assessora alle Pari opportunità e Cultura, Gessica Allegni-. Il Bilancio di genere digitalizzato rappresenta, in questo contesto, un passo importante per arrivare a una valutazione sempre più efficace dell’impatto delle politiche pubbliche sul benessere delle persone, a partire dai dati. Vogliamo continuare in questa direzione, rafforzando il ruolo del Bilancio nella nostra programmazione strategica, adottando l’integrazione di genere come prospettiva in tutte le nostre azioni, per cercare di superare le disuguaglianze ancora esistenti, anche in una regione virtuosa come la nostra. Emerge chiaramente- conclude Allegni- quanto sia fondamentale rafforzare i nostri sforzi verso interventi strutturali su occupazione, formazione, welfare e quanto le politiche di cura e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro siano determinanti nel ridurre il divario uomo-donna che ancora persiste nella nostra società”.

