I numeri fotografano chiaramente la portata del problema: oltre 120 imprese balneari coinvolte e circa 30 strutture alberghiere — più del 10% degli hotel cittadini — che gestiscono direttamente uno stabilimento. Un sistema che garantisce occupazione a centinaia di lavoratori e che rappresenta un pilastro dell’economia locale.
Per hotel e campeggi, la perdita della concessione significherebbe compromettere l’intero modello gestionale, con ripercussioni sul valore delle imprese e sulla stabilità occupazionale. Proprio per questo, i presidenti Simone Battistoni (Balneari), Alfonso Maini (ADAC) e Terzo Martinetti (FAITA) hanno sottolineato la necessità di superare una visione puramente burocratica della normativa.
L’obiettivo è evitare che la transizione verso il nuovo regime si trasformi in un vero e proprio “esproprio di professionalità”, tutelando bagnini, albergatori e tutto l’indotto turistico. “Non possiamo permettere che decenni di investimenti e tradizioni familiari vengano cancellati da un’applicazione rigida della norma”, è il messaggio condiviso dai partecipanti.
Il network chiede quindi un intervento normativo che, pur garantendo trasparenza nelle gare, sappia riconoscere il valore aziendale e gli investimenti sostenuti dagli attuali concessionari.
Il regolamento unico in Romagna
Nel corso dell’incontro è stata inoltre ribadita una linea già approvata lo scorso anno dalla cooperativa: nessun associato potrà partecipare a bandi per acquisire la concessione di un altro socio. Una modifica statutaria votata all’unanimità per evitare fenomeni di “cannibalismo” interno.
In caso di violazione, il socio verrebbe espulso automaticamente e non potrebbe più rientrare nella cooperativa, perdendo così servizi fondamentali come la gestione contabile, la tutela sindacale e l’organizzazione del servizio di salvataggio, con conseguente aumento dei costi operativi.
Una presa di posizione netta che rafforza l’unità del comparto in un momento cruciale per il futuro del turismo a Cesenatico.

