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Con la bella stagione spuntano gli eventi sportivi e… le lamentele

L’arrivo della bella stagione per Cesenatico si traduce anche in eventi sportivi. Con le sue croci delizie. Da un lato migliaia di atleti turisti vengono in città, ma molte strade vengono chiuse nei week end. Cosa c’è dietro le scelte di chi organizza eventi? Lo abbiamo chiesto a Stefano Pignotti, presidente del Team Cesenatico, con cui organizza Attraverso Cesenatico, D.P run, triathlon Rubicone, e Responsabile percorso Run di Ironman Cervia, Jesolo e Challanger Cesenatico.
“La vera sfida? Non è se farli o meno, ma imparare a conviverci meglio”.

Come avviene la scelta dei percorsi?

“Quando si parla di eventi sportivi, il primo equivoco da chiarire è semplice: la stragrande maggioranza delle competizioni ciclistiche e podistiche si svolge su strada, non nei parchi, nei ciclodromi o nelle piste di atletica. E il motivo è pratico. Gli eventi moderni coinvolgono numeri importanti — da mille a oltre 10mila partecipanti — e prevedono distanze che rendono impossibile l’utilizzo di spazi chiusi o limitati. Non esistono impianti in grado di contenere tutto questo”.

attraverso cesenatico 2025
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“Fateli nei posti sperduti”: un mito da sfatare?

“Gli eventi esistono già anche in contesti periferici o di entroterra, ma con caratteristiche diverse. In località più isolate si organizzano, ad esempio, trail o gare meno impattanti sul traffico urbano. Tuttavia, l’impatto non scompare: anche un piccolo paese con poche strade subisce comunque delle chiusure. Il tema, quindi, non è “dove” si fa un evento, ma come lo si gestisce”.

“La vera sfida? Non è se farli o meno, ma imparare a conviverci meglio”.

Stefano Pignotti

Chi organizza gli eventi made in Cesenatico?

“Per la maggior parte nel nostro territorio Società sportive locali, spesso composte da volontari.
Ed è qui che si apre un punto fondamentale: molti eventi locali non generano veri profitti. Nella migliore delle ipotesi coprono i costi; quando avanza qualcosa, viene reinvestito in attività sportive, soprattutto giovanili. Oltre alla gara, quindi, c’è un valore sociale e promozionale per il territorio”.

Perché gli eventi si concentrano nelle località turistiche?

“Chi si iscrive spesso cerca un’esperienza completa: gara + soggiorno + famiglia. Una località turistica offre mare, servizi, ospitalità. Questo si traduce in: più iscritti, più indotto, maggiore possibilità di ripetere l’evento negli anni. Al contrario, un evento nell’entroterra, per quanto valido sportivamente, fatica ad avere la stessa attrattività”.

Come si fa a limitare i disagi per chi vive la città?

“Il nodo centrale oggi non è l’organizzazione in sé, ma la convivenza tra evento e territorio. Una gara ha regole precise: una 10 km deve essere esattamente 10 km. Competizioni di livello richiedono strade chiuse e la sicurezza non è negoziabile. Allo stesso tempo, gli organizzatori lavorano sempre di più per ridurre l’impatto sulla vita quotidiana”.

Le polemiche? Negli ultimi anni si è diffuso un atteggiamento da “ultras”

Stefano Pignotti

Come?

“Disegnando percorsi che liberino rapidamente le strade principali, spostando tratti su vie secondarie, utilizzando aree pedonali quando possibile. Un percorso efficace nasce da chi conosce davvero il territorio: strade, flussi, abitudini locali.
Esempi concreti mostrano come si possano evitare arterie sensibili passando in zone alternative — porti, aree mercatali, vie meno trafficate — proprio per alleggerire l’impatto sui punti più delicati”.

I criticoni da salotto non mancano mai…

“Gli organizzatori leggono le critiche e, nella maggior parte dei casi, cercano di analizzarle con attenzione. Quelle costruttive — suggerimenti, segnalazioni puntuali, osservazioni sul territorio — sono spesso uno strumento prezioso per migliorare gli eventi. Negli ultimi anni si è diffuso un atteggiamento da “ultras”, in cui ogni evento diventa pretesto per contrapposizioni inutili: c’è chi lo lega al colore politico dell’amministrazione, chi lo trasforma in una sfida tra mondi ( “sportivi”, contro “ Lavoratori” ad esempio), chi semplicemente alimenta tensioni senza proporre soluzioni.
Questo tipo di approccio non contribuisce alla convivenza, ma genera solo ulteriore malessere. Ed è probabilmente l’unico elemento che oggi andrebbe davvero isolato: perché non migliora gli eventi, non aiuta il territorio e non porta alcun valore al confronto”.

Alessandro Mazza

Mi piace farmi gli affaracci vostri!

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