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La piadina, oggi, è: IGP, street food, prosciutto e squacquerone  lungo la Riviera… Ma non è sempre stato così.

Per capire le sue origini, infatti, bisogna tornare al 1371.

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Il cardinale Anglico de Grimoard, infatti, quell’anno redige la Descriptio Romandiolae — un documento ufficiale sul territorio romagnolo.

E menziona la piadina non in una ricetta, bensì in un registro: i villaggi del contado pagavano le “piade” come tributo annuo alla Camera Apostolica.

La piadina, quindi, alla sua prima apparizione scritta nella storia, era una tassa.

piadina romagnola

C’era poi la questione legata agli ingredienti: notoriamente, infatti, la piadina era il cibo che si cucinava quando non vi era altro.

La farina di grano, infatti, era un lusso che i contadini non sempre potevano permettersi; la sostituivano con orzo oppure legumi secchi. L’impasto cambiava, ma la forma restava sempre quella piatta e la cottura quella alla pietra.

Una cosa è certa: la piadina è sempre la piadina!

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