Il settore della pesca italiana torna al centro del dibattito politico dopo la bocciatura, da parte del Governo, degli ordini del giorno presentati dal Partito Democratico a sostegno del comparto. Una decisione che, secondo i dem, rischia di aumentare la dipendenza dall’estero e indebolire la sovranità alimentare del Paese.
“A parole difendono la sovranità alimentare, nei fatti la indeboliscono”, dichiarano Antonella Forattini, capogruppo in Commissione Agricoltura alla Camera, insieme ai deputati Marino, Romeo, Rossi e Vaccari. Il riferimento è al voto dell’Aula sul disegno di legge “Valorizzazione della risorsa mare”, che ha respinto le proposte di sostegno alle imprese della pesca.
I numeri, sottolineano i parlamentari, parlano chiaro: oggi circa il 75% del pesce consumato in Italia proviene dall’estero. In questo scenario, la mancata approvazione di misure di supporto rischia di ridurre ulteriormente la produzione nazionale, già messa sotto pressione dall’aumento dei costi energetici e dal calo dei fondi europei destinati al settore.
Tra le proposte avanzate dal PD figurava un credito d’imposta per compensare almeno in parte il rincaro del carburante, una misura considerata essenziale per evitare che molte imbarcazioni restino ferme nei porti. “Una scelta pragmatica che il Governo ha deciso di non accogliere”, evidenziano i deputati.
Il quadro si complica ulteriormente guardando al futuro: nel prossimo ciclo europeo, le risorse destinate alla pesca passeranno da oltre 6 miliardi a poco più di 2. Un taglio significativo che, secondo il Partito Democratico, avrebbe richiesto interventi nazionali mirati per sostenere il comparto.
Le conseguenze, avvertono, potrebbero essere pesanti: meno produzione interna, aumento delle importazioni, perdita di posti di lavoro lungo tutta la filiera. In gioco c’è un settore che conta circa 12 mila imbarcazioni e coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori nelle comunità costiere italiane.
“Non intervenire significa mettere a rischio un comparto strategico dell’agroalimentare italiano – concludono i parlamentari dem – Se davvero si vuole valorizzare la risorsa mare, servono scelte coerenti. Senza sostegno alle imprese, la sovranità alimentare resta solo uno slogan”.

