Metalmeccanici Romagna in difficoltà tra calo degli ordini, rallentamento produttivo e transizione industriale. È un quadro complesso quello emerso dal Consiglio Generale della FIM CISL Romagna, svoltosi a Cesena, che ha riunito dirigenti sindacali, delegati aziendali e rappresentanti territoriali, con la partecipazione della Segretaria Generale FIM CISL Emilia-Romagna Roberta Castronuovo, della Segretaria CISL Romagna Elena Fiero e del Segretario Generale nazionale FIM CISL Ferdinando Uliano.
A fotografare la situazione del settore metalmeccanico in Romagna è stato il segretario generale Riccardo Zoli (FIM CISL Romagna), che ha parlato di una fase particolarmente delicata per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini.
“Negli ultimi mesi – ha spiegato Zoli – registriamo un rallentamento produttivo diffuso, una contrazione degli ordini e un aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali, soprattutto nelle imprese medio-piccole. Non si tratta di crisi isolate, ma di difficoltà che interessano intere filiere metalmeccaniche e che rischiano di produrre effetti duraturi sull’occupazione”.
Secondo la FIM CISL Romagna, i dati sulla cassa integrazione vanno letti con attenzione. “Il calo complessivo del 13% nei primi nove mesi del 2025 in Romagna non deve trarre in inganno – ha sottolineato Zoli – perché i volumi restano elevati e il quadro territoriale è disomogeneo”.
Se infatti Rimini (-26,06%) e Ravenna (-14,42%) mostrano una riduzione delle ore di cassa integrazione, Forlì-Cesena registra un aumento del 15,70%, superiore anche al dato regionale dell’Emilia-Romagna (+11,41%). “Siamo nel pieno di una transizione industriale complessa che richiede risposte strutturali e una vera politica industriale, non interventi emergenziali”, ha aggiunto.
Nel corso del Consiglio Generale sono state affrontate anche alcune vertenze metalmeccaniche particolarmente critiche. Tra queste la Sacim, storica azienda cesenate produttrice di cisterne per liquidi, coinvolta in un concordato liquidatorio che solleva forti preoccupazioni sul futuro industriale e occupazionale. Desta allarme anche la situazione della Bipres, azienda contoterzista attiva nello stampaggio, nella carpenteria pesante e nelle lavorazioni CNC, oggi impegnata in un contratto di solidarietà in deroga fino a ottobre 2026, con il rischio concreto di chiusura di uno stabilimento.
“Situazioni di questo tipo – ha ribadito Zoli – non possono essere gestite solo con strumenti tampone. Serve un impegno straordinario delle istituzioni per salvaguardare aziende che rappresentano un patrimonio produttivo e di competenze per la Romagna”.
