Dopo le polemiche e il clamore mediatico seguito alle indagini della Procura di Ravenna, il primo cittadino di Cervia torna sui suoi passi. «Il quadro ora è più chiaro, respingo ogni addebito».
CERVIA – Mattia Missiroli resta alla guida di Cervia. Il sindaco ha annunciato il ritiro formale delle dimissioni, rassegnate lo scorso 5 gennaio in seguito al coinvolgimento in un’inchiesta giudiziaria. Una decisione che arriva allo scadere dei venti giorni previsti dalla legge e che segna la ripresa del mandato amministrativo. A riportarlo numerosi quotidiani.
La difesa: «Vittima di una gogna mediatica»
Missiroli ripercorre le tappe di un mese turbolento, iniziato il 21 dicembre con la notizia delle indagini a suo carico. Il sindaco ha parlato apertamente di un «attacco di inaudita violenza» e di una gogna mediatica che ha travolto non solo la sua figura istituzionale, ma anche la sua famiglia.
“Una scelta sofferta, assunta esclusivamente nell’interesse della città e per la tutela dei miei figli”, spiega Missiroli, sottolineando come le dimissioni fossero state un atto di responsabilità in un momento di estrema pressione.
I motivi del passo indietro: «Accuse infondate»
A spingere Missiroli verso il ritorno in Municipio sono stati gli sviluppi giudiziari delle ultime settimane. Secondo il sindaco, il quadro attuale sarebbe molto diverso da quello di inizio gennaio:
Rigetto delle misure cautelari: le richieste avanzate dalla Procura sono state respinte per due volte.
Assenza di indizi: Missiroli cita l’affermazione dell’assenza di presupposti per il capo d’imputazione contestato.
Situazione familiare: è stata riconosciuta una comunione familiare cessata ormai da anni.
«Sin dal primo momento respingo ogni addebito», ribadisce con fermezza il primo cittadino, rivendicando una condotta pubblica e privata sempre improntata alla trasparenza e all’impegno civile.
Il richiamo alla Costituzione
Il sindaco conclude richiamando il giuramento prestato sulla Costituzione Italiana e il principio della presunzione di non colpevolezza.
«Ogni forma di tortura, anche mediatica, inflitta prima di una sentenza definitiva, non è giustizia: è violenza arbitraria», conclude la nota. Con il ritiro delle dimissioni, la Giunta e il Consiglio comunale riprendono la piena attività, evitando così l’arrivo di un commissario prefettizio.

