L’erosione costiera in Emilia Romagna non è più un fenomeno isolato, ma una crisi strutturale che coinvolge l’intera costa romagnola, da Cesenatico al Lido di Volano. Proprio qui, pochi giorni fa, le maree hanno divorato la spiaggia arrivando a lambire le fondamenta di bar e ristoranti, mettendo in ginocchio il comparto balneare.
Sul tema è intervenuto il geologo ed ex presidente dell’Ordine dei Geologi, Paride Antolini, che invita a cambiare radicalmente approccio: “In Romagna il tema dell’alluvione va affrontato insieme al tema costa. Diversamente avremo sempre due problemi”.
Erosione costiera e subsidenza a Cesenatico
Secondo Antolini, la situazione di Cesenatico è emblematica. Qui il fenomeno della subsidenza – l’abbassamento del suolo – è visibile in almeno tre punti:
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nella zona di Valverde, dove l’erosione è evidente;
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a Ponente, con edifici ormai a ridosso del mare;
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di fronte alla vena Mazzarini.
“Si tratta di esempi evidenti per capire quanto il suolo si è abbassato”.
Il geologo punta il dito contro interventi considerati soluzioni tampone, come il muretto sul porto canale di Cesenatico e quello realizzato tra la spiaggia e i condomini di Valverde: “La costruzione di questi muretti sono risposte immediate che i sindaci sono costretti a dare, ma non risolvono il problema, se non nel breve termine”.
Alluvione in Romagna e crisi della costa: un unico problema
Per Antolini, parlare solo di alluvione in Romagna senza affrontare il tema dell’erosione marina è un errore strategico. “Adesso si pensa solo ai danni provocati dall’alluvione, senza pensare alla costa. Non possiamo trattare questi due problemi in modo distinto”.
Il nodo centrale è il trasporto dei sedimenti. Le spiagge vivono grazie alla sabbia portata dai fiumi, ma dighe, traverse e casse di espansione trattengono il materiale a monte. “Non si pensa a progetti a lungo termine, ma soprattutto non si pensa a ridare ai fiumi la possibilità di trasportare i sedimenti al mare. La spiaggia per vivere ha bisogno di sabbia che viene trasportata dai fiumi, ma se i fiumi li riempiamo di traverse e dighe che trattengono i sedimenti a monte, questi non arriveranno mai al mare, dove invece il moto ondoso li distribuirebbe alimentando la spiaggia. Adesso parlano di costruire casse di espansione che non fanno altro che trattenere materiale terroso a monte”.
I fiumi come soluzione per salvare la costa romagnola
Attorno a Cesenatico scorrono corsi d’acqua fondamentali come il Marecchia, il Savio e il Pisciatello, che potrebbero contribuire in modo naturale al ripascimento delle spiagge. Un processo non immediato e sicuramente impegnativo. “Cesenatico ha nelle vicinanze il fiume Marecchia, il Savio, il Pisciatello, una serie di foci che potrebbero portare sedimento al mare e se fossi un sindaco della costa chiederei che i fiumi alimentassero le spiagge.”
La proposta è chiara: investire in studi e strategie per aumentare il trasporto solido lungo la costa. “Si tratta di incentivare gli studi su questo tema e di come riuscire a incrementare il trasporto solido sul lungocosta. Si tratta di un processo naturale che è necessario”.
Una crisi strutturale per la Riviera
L’erosione costiera a Cesenatico, così come quanto accaduto al Lido di Volano, dimostra che la crisi della costa romagnola non è episodica ma strutturale. Senza una visione integrata tra gestione dei fiumi, prevenzione delle alluvioni e difesa del litorale, il rischio è quello di rincorrere continuamente l’emergenza.
La stagione turistica, l’economia balneare e la sicurezza del territorio dipendono da scelte di lungo periodo. E il tempo, sulla costa, sembra ormai scaduto.

