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Stop Rearm Europe Cesena interviene sull’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e spiega: “rappresenta una gravissima escalation che spinge l’intera regione verso un baratro pericoloso e imprevedibile”.

Stop Rearm Europe Cesena si unisce all’appello di organizzazioni non governative e umanitarie, per chiedere ancora una volta il rispetto del diritto internazionale e l’immediato cessate il fuoco.

“Quella a cui assistiamo, non è una missione di libertà. Non è una difesa dei diritti. È un atto di forza dentro una logica di potenza che usa la guerra come strumento ordinario di politica internazionale – interviene Francesco Occhipinti di Stop Rearm Europe Cesena – La storia è chiara: le guerre ‘per esportare democrazia’ hanno lasciato dietro di sé macerie, instabilità, radicalizzazione, nuove oppressioni. Le bombe non abbattono i regimi: colpiscono quartieri, ospedali, infrastrutture, vite quotidiane. A pagare non sono i vertici del potere, ma le persone comuni — lavoratrici e lavoratori, famiglie, giovani che vedono il proprio futuro bruciare sotto i bombardamenti”.

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“Non possiamo accettare le contraddizioni di un occidente e di una Unione Europea che da un lato dichiarano sostegno al movimento ‘Donna, vita, libertà’ e dall’altro non riescono ad esprimere una condanna netta nei confronti dei bombardamenti avvenuti al di fuori del diritto internazionale , che colpiscono la popolazione e causano  la morte di civili innocenti – tra cui oltre 160 bambine – continua Stop Rearm Europe Cesena – Due errori non fanno una cosa giusta; soprattutto quando è evidente il rischio che questa guerra sostituisca una oppressione, quella del regime teocratico, con l’oppressione colonialista e imperialista ‘made Trump – USA’, finalizzata allo sfruttamento delle materie prime iraniane, che ci portano a dire che siamo di fronte ad un vero e proprio ‘regime change'”.

E ancora: “I missili stranieri non sono la risposta alle richieste delle donne iraniane che da anni sfidano il regime. Hanno chiesto libertà, non morte, hanno chiesto diritti e dignità, non bombe. I movimenti di emancipazione nascono dal basso, dall’autorganizzazione, dalla solidarietà internazionale concreta. Ogni attacco militare offre al potere nuovi argomenti per rafforzare la repressione interna, soffocare il dissenso, stringere il paese attorno alla retorica nazionalista – spiega Francesco Occhipinti – La guerra non isola i regimi: li compatta. Non libera i popoli: li espone a nuove sofferenze. Non costruisce democrazia: produce cicli di violenza. Noi respingiamo questa escalation. Noi respingiamo la normalizzazione della guerra come linguaggio politico. Noi respingiamo l’idea che la sicurezza si costruisca con i bombardamenti”.

Stop Rearm Europe Cesena chiede l’immediata cessazione delle operazioni militari, l’apertura di un’iniziativa diplomatica multilaterale e il sostegno reale — politico, umanitario, civile — ai movimenti democratici e sociali. Inoltre che la comunità internazionale scelga la via della pressione politica, delle sanzioni mirate ai vertici responsabili, della tutela effettiva dei diritti umani.

“Di fronte alla spirale della violenza non si può restare neutrali. O si accetta la logica della guerra permanente, o si costruisce una mobilitazione ampia per la pace, la giustizia e l’autodeterminazione dei popoli. La guerra è un moltiplicatore di odio. La pace è una scelta di responsabilità. È tempo di dirlo con forza. È tempo di organizzarsi. È tempo di agire”, conclude Francesco Occhipinti.

Anna Budini

Anna Budini scopre il mondo del giornalismo nel 2004 nella redazione de La Voce di Romagna. Ha poi l'occasione di passare ai settimanali nazionali, inizia così a scrivere per Visto, ma nonostante la firma sul nazionale, scopre che la sua grande passione è la cronaca locale. Dal 2016 ha iniziato a scrivere per il Corriere della Sera di Bologna.

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