Legambiente Emilia Romagna interviene sugli ultimi fatti di politica internazionale alla vigilia dell’apertura della fiera KEY a Rimini. “Occorre investire su una maggiore autonomia energetica per l’Italia, a vantaggio dell’ambiente e della stabilità del prezzo dell’energia. È il momento di abbandonare qualsiasi nostalgia del sistema fossile”.
“Negli ultimi decenni, numerosi interventi internazionali sono stati presentati all’opinione pubblica come missioni per ‘esportare la democrazia’ e difendere i diritti umani. Un’analisi attenta delle dinamiche energetiche globali evidenzia invece come, accanto a queste motivazioni, si muovano interessi economici e strategici legati al controllo delle risorse e delle rotte del petrolio – interviene Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia Romagna – Oggi lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali snodi energetici del pianeta: attraverso questo passaggio transita una quota significativa del greggio mondiale. In questo contesto territoriale, alcuni Paesi produttori dispongono di vie alternative di esportazione: l’Arabia Saudita può contare su un oleodotto che raggiunge il Mar Rosso; gli Emirati Arabi Uniti esportano parte del proprio petrolio verso il Mar Arabico; l’Iraq dispone di un collegamento che attraversa la Turchia fino alla costa del Mediterraneo. Al contrario, Paesi come Kuwait, Qatar e Bahrein restano fortemente vincolati al passaggio dei propri prodotti petroliferi attraverso Hormuz”.
Legambiente si interroga quindi su quanto le scelte di politica estera siano influenzate dalla necessità di garantire stabilità alle rotte energetiche e accesso alle risorse.
“Basti ricordare come in Iraq, nel 2003, l’intervento militare fu giustificato dalla presenza di armi di distruzione di massa; in Libia invece, nel 2011, dalla tutela della popolazione civile; in Venezuela, nel gennaio scorso, l’intervento militare è stato motivato dalla necessità di ostacolare il narcotraffico e di tagliare la testa al regime di Maudro. In ciascuno di questi casi, tuttavia, il controllo e la gestione delle risorse energetiche hanno avuto un ruolo chiave nel determinare la volontà di intervento esterno finalizzato alla creazione di un nuovo equilibrio economico”, continua Occhipinti.
“Gli Stati Uniti e le grandi potenze industriali rimangono fortemente dipendenti dalla stabilità dei mercati energetici globali, e tuttavia è evidente il tentativo di dirigere i flussi di materie energetiche a vantaggio del sistema fossile attraverso il controllo degli approvvigionamenti, la retorica violenta contro la transizione energetica e il combinato di minacce e di accordi commerciali capestro che viene indirizzato ai Paesi meno indipendenti dal punto di vista economico ed energetico in particolare. In questo complesso quadro internazionale, appare evidente come l’aumento del prezzo del carburante non sia soltanto una questione di mercato, ma invece costituisca il riflesso diretto di equilibri geopolitici complessi – spiega Occhipinti – Per questo motivo è necessario un cambio di paradigma: accelerare con decisione sugli investimenti in energie rinnovabili — solare, eolico, accumulo energetico e reti intelligenti — non è soltanto una scelta ambientale, ma una strategia di sicurezza nazionale ed economica. Ridurre la dipendenza dal petrolio significa diminuire l’esposizione a crisi internazionali, tensioni militari e speculazioni sui prezzi”.
Questa non è però la direzione in cui si sta muovendo il Governo italiano. “Mentre a livello globale si evidenzia la vulnerabilità di un sistema fondato sui combustibili fossili – continua – sul territorio italiano troppo spesso assistiamo al paradosso di esultare per ogni impianto rinnovabile che viene bocciato, rallentato o ostacolato. Dobbiamo però capire che ogni progetto fermato non rappresenta una vittoria, ma al contrario un’occasione persa: significa infatti più dipendenza dall’estero, più esposizione ai conflitti, più instabilità nei prezzi per famiglie e imprese”.
Infine le richieste dell’associazione: “Chiediamo maggiore trasparenza nelle decisioni di politica internazionale, una discussione pubblica onesta sugli interessi economici in gioco e un impegno concreto e immediato per una transizione energetica strutturale, a partire da quanto avviene sul territorio dell’Emilia Romagna. La sicurezza energetica del futuro non può continuare a poggiare su rotte vulnerabili e conflitti ricorrenti, né può essere frenata da resistenze miopi che rallentano lo sviluppo delle alternative conclude Francesco Occhipinti – L’opinione pubblica ha il diritto di conoscere le reali motivazioni che orientano le scelte strategiche globali. Energia, democrazia e interessi economici fanno parte della stessa equazione — ed è tempo di costruire un modello fondato su una maggiore autonomia energetica, oltre che su sostenibilità e responsabilità verso le prossime generazioni”.
